L’invasione di campo dell’Anm

Il governo tocca gli stipendi e i magistrati dimenticano la separazione dei poteri

3 NOV 26
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Foto Lapresse

Il governo, come segnalato ieri sul Foglio, ha cambiato la norma sull’adeguamento automatico degli stipendi dei magistrati ristabilendo il metodo che si è sempre utilizzato, quello della media ponderata tra i rinnovi dei vari comparti pubblici, dopo che le sentenze innovative del Consiglio di stato avevano deciso che si dovesse usare la media semplice, comportando un costo da circa un miliardo di euro di arretrati da elargire ai magistrati. Rispetto a quelle sentenze, la premier Giorgia Meloni aveva fatto una sgrammaticatura istituzionale rifiutandosi di firmare il Dpcm con gli arretrati dovuti ai magistrati. Il governo, in uno stato di diritto, può criticare le sentenze ma deve rispettarle e attuarle. Con la decisione di cambiare la norma, per farla tornare quella che è sempre stata, il governo svolge esattamente le sue funzioni per salvaguardare il bilancio pubblico da una formula statisticamente assurda (benché abbia trovato una giustificazione giuridica).
Questo ha però provocato una reazione piccata dei magistrati, con un ribaltamento dei ruoli. “Ci riserviamo una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma”, ha detto il presidente dell’Anm Giuseppe Tango, ribadendo che “la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza della giurisdizione”. Stessa opinione da parte del segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti, secondo cui non è un problema di soldi: “La questione è tecnica e ci riserviamo una valutazione più approfondita”. La questione tecnica è elementare: media ponderata anziché semplice. Se i magistrati devono approfondire è proprio perché devono fare i conti: è quindi una questione di soldi. Ma è anche una questione istituzionale. Perché se il governo deve rispettare le sentenze, l’Anm deve rispettare l’autonomia dell’esecutivo e del legislativo: i magistrati non sono una controparte della politica nella produzione delle leggi. E’ la separazione dei poteri, e bisogna ricordarsene sempre.