Mossa anti ideologica dell’Ue sull’Artico

Come spesso accade, Bruxelles non rinnega apertamente le proprie posizioni: le ritocca, affidando il cambiamento a formule diplomatiche che possono sembrare marginali. Ma la sostanza è importante. L’Artico non è più solo un ecosistema da proteggere, ma una regione strategica. Gli obiettivi climatici restano, ma devono fare i conti con altri interessi altrettanto rilevanti

20 OTT 26
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(Foto Ansa)

Sono passati pochi mesi da quando il ministro norvegese dell’Energia, Terje Aasland, aveva sfidato l’Unione europea: “Noi svilupperemo queste aree e vedremo se l’Ue dichiarerà una moratoria sugli acquisti di oil & gas”, aveva detto quest’estate a proposito delle trivellazioni nel Mare di Barents (Il Foglio, 29 agosto). Ora la partita sembra essersi sbloccata proprio nel senso indicato da Oslo: Bruxelles si prepara ad abbandonare uno degli obiettivi più ambiziosi della propria strategia artica.
Nel 2021, l’Ue aveva dichiarato di voler tenere petrolio, gas e carbone nel sottosuolo, anche nell’Artico, impegnandosi a lavorare con i partner per un obbligo giuridico multilaterale che impedisse di sviluppare nuove riserve di idrocarburi nella regione e nelle aree limitrofe. Tra questi partner c’era, naturalmente, la Norvegia, che da tempo rivendica il diritto di sfruttare le proprie risorse nel Mare di Barents.
La nuova strategia, anticipata ieri dal Financial Times, conferma l’opposizione europea, ma rinuncia all’obiettivo di un accordo internazionale vincolante. In un contesto geopolitico mutato, quell’ambizione diventa irrealistica ed entra in conflitto con altre priorità europee, come la sicurezza energetica. Come spesso accade, Bruxelles non rinnega apertamente le proprie posizioni: le ritocca, affidando il cambiamento a formule diplomatiche che possono sembrare marginali. Ma la sostanza è importante. L’Artico non è più solo un ecosistema da proteggere, ma una regione strategica.
Gli obiettivi climatici restano, ma devono fare i conti con altri interessi altrettanto rilevanti. L’Europa continua a non sostenere lo sfruttamento degli idrocarburi artici, ma ha bisogno di petrolio e gas e importa risorse estratte proprio in quella regione. La rinuncia a un divieto internazionale non equivale a un via libera esplicito alle trivellazioni della pur verdissima Norvegia. Significa però smettere di cercare di imporre un vincolo che rischia di compromettere anche i propri interessi. Insomma: è un modo di pulirsi la coscienza voltandosi dall’altra parte. Realismo contro ideologia: uno a zero. E pazienza se il costo è un po’ di ipocrisia.