Il ragazzo sprangato dai “fasci” a Milano e la comoda scusa antifascista

Un liceale di sinistra (si presume) è in gravi condizioni in ospedale dopo essere stato aggredito lunedì notte da una dozzina di militanti di estrema destra fuori da una scuola: lo avevano sorpreso a strappare dei manifesti di Blocco studentesco. Auguri a lui, ma l’imponderabile può essere lasciato al caso?

2 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 18:28
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(Foto Getty)

Per cospargere di benzina un preside, un prof., un compagno di scuola o un “nemico” politico bisogna forse essere francesi, per i giovani di Francia la violenza politica è una sorta di rito di passaggio, come ha detto Pascal Bruckner a Repubblica. Ma fermarsi prima dell’irreparabile non può essere lasciato al caso, nemmeno in un paese come l’Italia e una città come Milano, che la tragedia della violenza politica giovanile l’ha conosciuta. Un ragazzo liceale di sinistra (si presume) è in gravi condizioni in ospedale dopo essere stato aggredito lunedì notte da una dozzina di militanti di estrema destra fuori da una scuola: lo avevano sorpreso a strappare dei manifesti di Blocco studentesco. Auguri a lui, ma l’imponderabile può essere lasciato al caso? Per evitarlo, per evitare che si torni agli anni cupi fa non basta dire che “Milano è una città antifascista”, come ha scritto su X il sindaco Beppe Sala, come hanno commentato in molti con comprensibile, ma incompleta, indignazione.
Per scongiurare la violenza occorre parlare con verità. Il ragazzo aggredito (ovviamente ci si augura che gli aggressori siano identificati e messi di fronte alle proprie responsabilità penali) non aveva compiuto un gesto né democratico né “antifascista”. La libertà di parola e di idee è garantita a tutti, cartelli “non autorizzati” compresi. Non basta condannare l’aggressione, senza ricordare, a tutti, che la libertà democratica (un tempo si diceva “agibilità politica”) va garantita. Chi ha qualche anno ricorda la dinamica della tragica morte di Claudio Varalli, esponente di sinistra: lui e altri sorpresero dei militanti del Fuan che stavano volantinando (non tirando bombe), ne nacque uno scontro, quelli di destra erano in inferiorità. Uno di loro si rifugiò in auto, preso dal panico sparò con una pistola illegale (quelli erano gli anni). Fu poi condannato per eccesso colposo di legittima difesa. Per non tornare a quegli anni, va detta la verità: la libertà d’espressione non è un optional “antifascista”.