Inflazione e populismo, un copione già visto

La propaganda di governo e opposizione sull’aumento dei prezzi in vista del voto
1 OTT 26
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Foto ANSA

Sale l’inflazione. Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo (Nic) è aumentato a settembre del 4,2 per cento su base annua. Si tratta del tasso più alto da tre anni, esattamente da settembre 2023, quando l’inflazione toccò il 5,3 per cento. Ciò vuol dire che l’inflazione acquisita per il 2026, ovvero se per il resto dell’anno i prezzi non dovessero aumentare (cosa più che improbabile), è al 3,1 per cento. Ben oltre le stime di qualche mese fa. Ciò che accade con l’inflazione è che quando scende il governo se ne prende i meriti, come accadeva nel 2023 quando i ministri Tajani e Urso facevano a gara a rivendicare il successo nel rallentamento della corsa dei prezzi. Mentre quando sale l’opposizione dà la colpa al governo, come stanno facendo da tempo Pd-M5s-Avs che accusano l’esecutivo di non fare nulla per frenare la corsa dei prezzi e di non prendere esempio da paesi che tengono a freno il costo dell’energia come la Spagna.
La realtà, però, è che in entrambi i casi non c’è merito né colpa del governo. L’aumento dei prezzi è il prodotto di uno choc esogeno, come quello energetico, e la discesa dell’inflazione al suo target “naturale” è un compito che spetta alla Bce. Non è un caso che l’inflazione stia aumentando in tutti i paesi europei e per lo stesso motivo: l’aumento del prezzo dell’energia, per le note cause geopolitiche. La Spagna, portata a improbabile esempio di controllo dei prezzi energetici, ha l’inflazione più alta dell’eurozona: a settembre è salita al 4,9 per cento (5 per cento se si considera l’Ipca, che in Italia è al 4,1 per cento), trainata proprio dall’aumento dei prezzi dei prodotti energetici (+21,6 per cento). Ciò che i dati sull’inflazione ci dicono, in realtà, è che nella Bce si rafforzerà la posizione di chi nel Consiglio direttivo chiederà un rialzo dei tassi già a ottobre. Ma non c’è dubbio che nell’anno elettorale, tutte le forze politiche, di governo e di opposizione, saranno unite nella protesta contro la “stretta” monetaria della Bce. Anche se è lo strumento che serve a stroncare l’inflazione.