Editoriali
La svolta di Bruxelles nell’Indo-Pacifico
Dopo India, Indonesia e Australia arriva l’accordo di libero scambio con le Filippine. La Commissione dimostra ancora una volta che il commercio è ciò che sa fare meglio

Foto ANSA
Ursula von der Leyen può rivendicare un altro successo nella sua strategia di diversificazione commerciale per rispondere al protezionismo di Donald Trump e alla minaccia economica della Cina. La presidente della Commissione europea ha annunciato una svolta su un accordo di libero scambio con le Filippine, che dovrebbe essere concluso in pochi mesi. I dettagli devono essere ancora finalizzati. Ma i contorni sono positivi per l’Ue. Le Filippine hanno accettato di ridurre i dazi sulle esportazioni europee di carne di maiale e pollame, due prodotti sensibili per il paese. Per la prima volta, apriranno anche il mercato degli appalti pubblici a imprese straniere, quelle europee. L’Ue ha fatto alcune concessioni dolorose, come una riduzione dei dazi sul tonno in scatola. Ma, con 118 milioni di abitanti, le Filippine rappresentano un mercato in piena espansione. Questo accordo, che si aggiunge a quelli conclusi con India, Indonesia e Australia, conferma la volontà dell’Ue di espandersi nell’Indo-Pacifico. I prossimi obiettivi in Asia sono Thailandia e Malesia. In altri continenti, von der Leyen può rivendicare l’accordo con il Mercosur e quello con il Messico. L’Ue si prepara anche a far diventare il Canada il suo partner più stretto.
La Commissione dimostra ancora una volta che il commercio è ciò che sa fare meglio. Restano gli elefanti nella stanza: Donald Trump, con la minaccia permanente di nuovi dazi, e la Cina, con cui von der Leyen vuole un dialogo che dia risultati. Il commissario al Commercio, Maros Sefcovic, a ottobre andrà a Pechino per raccogliere i frutti. La posta in gioco va ben al di là delle relazioni commerciali. “Date le dimensioni del deficit commerciale con la Cina, la rapidità della sua crescita e l’impatto su settori economici e industriali chiave dell’Ue, stiamo parlando del futuro della nostra economia, della nostra industria e del modello sociale europeo”, ha detto Sefcovic. Serve “una svolta politica” da parte di Pechino. Ma i segnali non sono incoraggianti.