editoriali
Occhio al risiko delle infrastrutture
L’opa su Trevi di WeBuild è un segno di vitalità del mercato. Paletti per la concorrenza
18 SET 26

L’amministratore delegato di Webuild Pietro Salini (foto ANSA)
Non c’è solo il risiko bancario, c’è anche quello delle infrastrutture. Un segno di vitalità del mercato italiano, ma anche un messaggio per la politica economica del paese. La Trevi, società romagnola fondata da Davide Trevisani e specializzata in grandi fondazioni e consolidamento dei terreni, travolta dai debiti dieci anni fa, dopo l’uscita della famiglia è controllata dalla Cdp con il 21 per cento e da fondi internazionali. Ora è contesa tra Webuild, il numero uno italiano nei grandi lavori con un fatturato superiore ai 13 miliardi, e Icop, una società friulana di ingegneria che fa microtunnel e fondazioni, controllata dalla famiglia Petrucco, che fattura 500 milioni di euro.
Quest’ultima ha lanciato a giugno una offerta pubblica per la Trevi con scambio di azioni, niente contanti. Il mese scorso Webuild ha contrapposto una offerta tutta in contanti per 295 milioni di euro che ha ricevuto il via libera dalla Consob l’altro ieri. E’ cominciata così una gara che sembra scontata. Il titolo della società guidata da Pietro Salini è subito salito del 5,5%, ma secondo gli analisti di Kepler Cheuvreux, entrambe le società avrebbero margini finanziari per migliorare le rispettive offerte. La Icop vuole creare un gruppo specializzato che possa competere all’estero. Per Webuild si tratta di consolidare una crescita cominciata nel 2013 con la acquisizione dell’Impregilo attraverso una offerta pubblica di acquisto. Oggi è una multinazionale e vuole integrare competenze specialistiche grazie alla Trevi con benefici economici complessivi stimati in 150-160 milioni di euro. Il consiglio di amministrazione della società romagnola ha respinto l’opas Icop ritenendola non congrua finanziariamente con i suoi 273 milioni di euro, ma le obiezioni principali riguardano proprio le sinergie industriali ritenute difficili da quantificare. Al di là di come andrà a finire, questa battaglia di mercato è da apprezzare. Se vincerà Webuild si leveranno alti lai per un eccesso di concentrazione che riduce la concorrenza? La sua taglia in realtà è ancora piccola rispetto ai colossi internazionali, anche quelli europei, ed è un settore in cui conta essere grandi e disporre di un ampio ventaglio di competenze. In ogni caso, la concorrenza si tutela favorendo la domanda di infrastrutture e costruzioni a cominciare dal mercato nazionale. E questo è il messaggio implicito, ma chiaro, per la politica italiana.