editoriali
La protesta dei pescatori
L’aumento del prezzo del carburante riaccende la Francia, partendo dalle aree costiere. Brutti ricordi
18 SET 26

Foto ANSA
La scintilla che nell’autunno del 2018 scatenò la protesta dei gilet gialli fu il rincaro del prezzo del carburante. E’ per lo stesso motivo che i pescatori francesi stanno bloccando da giorni alcuni dei principali porti del sud del paese. Ieri mattina, decine di pescatori si sono radunati davanti alla raffineria di Frontignan, ostacolando il transito delle autocisterne: alcuni pneumatici e pallet sono stati incendiati, rendendo necessario l’intervento delle autorità per sgomberare l’area. Altre azioni dimostrative per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’aumento del costo del carburante legato al perdurare del conflitto in medio oriente, si sono prodotte a Sète, Port-la-Nouvelle e Nizza, dove ieri una decina di barche hanno bloccato per diverse ore l’ingresso al porto, costringendo un traghetto di Corsica Ferries a cambiare rotta verso Savona. Al porto del Grau-du-Roi, i pescatori hanno preso di mira anche le normative europee, esibendo striscioni che recitavano: “L’Europa ci uccide”, “L’Europa affonda i nostri porti”. Con gli ultimi rincari, in Francia il litro di gasolio costa 2,36 euro, mentre il litro di SP98 costa 2,24 euro e quello di SP95 2,22 euro. Per arginare la rabbia sociale, mercoledì il primo ministro Sébastien Lecornu ha chiesto di prorogare gli aiuti mirati sui carburanti fino al 31 dicembre: per i pescatori, l’aiuto verrà incrementato da 25 a 35 centesimi al litro. Ma potrebbe non bastare.
I blocchi rappresentano l’ultimo episodio di un’ondata di proteste che sta attraversando la Francia. Martedì scorso, i lavoratori di diversi settori, dall’energia alla polizia, hanno scioperato per questioni che vanno dai salari al costo del carburante. Il timore del governo, impegnato a finalizzare una complicata legge di bilancio per il 2027 volta a contenere il deficit, è quello di assistere al ritorno di una mobilitazione di massa come quella dei gilet gialli nel 2018.