EDITORIALI
Il falso scandalo sugli esami ai magistrati
Il Csm svuota la norma del governo e partorisce test che non serviranno a nulla. Esclusi quelli sulla personalità, giudicati scarsamente predittivi, l'attenzione si è spostata sulle capacità cognitive, sul ragionamento, sulla soluzione dei problemi e sull’adattamento a situazioni nuove
17 SET 26

(Foto Ansa)
Prepariamoci al riflesso condizionato: i test psicoattitudinali per i magistrati come nuova prova dell’accanimento della politica contro le toghe, si dirà oggi, come tentativo di mettere sotto esame chi dovrebbe soltanto amministrare la giustizia. Ma la delibera approvata ieri dal plenum del Csm, con sei astensioni, racconta una storia più complicata. Il decreto del 2024 ha introdotto i test soltanto per l’accesso in magistratura, non durante la carriera, affidando proprio al Csm la loro elaborazione secondo gli standard internazionali di psicometria. Partiamo da un dato semplice. Test di questo tipo non sono “un’umiliazione” inventata per i magistrati: accertamenti psicoattitudinali sono già previsti per chi entra nelle forze dell’ordine, nelle forze armate, nei vigili del fuoco e in altri concorsi pubblici. Il punto, dunque, non è chiedersi perché mai un magistrato possa essere sottoposto a una verifica alla quale vengono già sottoposti molti altri servitori dello stato. Il punto vero è capire che cosa quella verifica misurerà.
Ed è qui che la vicenda diventa interessante. Quando il governo introdusse i test, il ministro Carlo Nordio spiegò che l’obiettivo era intercettare eventuali disturbi psichici o di personalità. Il Csm, dopo aver ascoltato diciannove esperti, ha invece escluso i test sulla personalità, giudicandoli scarsamente predittivi, e ha spostato l’attenzione sulle capacità cognitive, sul ragionamento, sulla soluzione dei problemi e sull’adattamento a situazioni nuove. La delibera approvata ieri aggiunge tra le aree da valutare anche quella emotiva, relazionale, etico-valoriale e organizzativa. Si può quindi discutere molto dell’opportunità dei test. Ma prima di gridare alla delegittimazione conviene osservare il paradosso: la questione concreta non è che ai magistrati venga imposto chissà quale esame psicologico invasivo. E quasi l’opposto. Il rischio da verificare dopo il passaggio al Csm di ieri non è dunque quello di avere un test troppo aggressivo. E’ l’opposto. E’ quello di avere un test così prudente da diventare innocuo. E dunque forse inutile.