editoriali
Di “ibrido” negli attacchi della Russia è rimasto ben poco
L’uso continuo dell’aggettivo con “guerra” svuota di senso la minaccia russa, in un momento in cui invece va preteso che la popolazione sia pienamente consapevole delle proprie scelte
3 SET 26

Foto ANSA
Se tutto è ibrido nulla lo è. Il 20 agosto, quando la Romania, dopo essersi consultata con la Nato, prese la decisione di abbattere un drone marino russo carico di esplosivo che si avvicinava a una piattaforma di estrazione del gas nel Mar Nero, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen commentò: “E’ in corso una campagna crescente di minacce che turba i nostri cittadini e cerca di dividere la nostra Unione. Si tratta di guerra ibrida”. L’aggettivo “ibrido” legato a un drone esplosivo parve fuori luogo, come è parso in relazione ai fatti in Germania. Tecnicamente, vuol dire che si tratta di un atto di guerra non dichiarata, nell’ombra, volta a indebolire l’avversario dall’interno. Oggi però la minaccia russa contro i paesi dell’Alleanza atlantica è sempre più diretta e “ibrido” serve quasi come parafulmine, un modo per dire che la situazione ancora non è grave al punto da dover prendere delle decisioni drastiche, dirette, forti che in certi casi vuol dire soprattutto responsabili.
Quello che però sta accadendo ora è che l’abuso della definizione “ibrido” copre la reale minaccia che la Russia rappresenta, la popolazione dei paesi Nato spesso non sa neppure cosa voglia dire se associata a guerra, quindi di fatto non aiuta a percepire il reale grado del rischio. Deresponsabilizza, infantilizza, distrae in un momento in cui invece va preteso che gli elettori siano pienamente consapevoli delle loro scelte. Poi c’è la questione pratica: un drone che può fare vittime, un ordigno piazzato su un tratto di ferrovia che può far deragliare un treno sono ancora classificabili come atti di guerra ibrida? Nel momento in cui l’attribuzione è certa, come a Lipsia, nel momento in cui Mosca assolda spie poco pratiche per arrecare danno, non si tratta piuttosto di una guerra dichiarata? Sembra che la paura sia che togliere l’aggettivo “ibrido” faccia scattare subito i protocolli della Nato, invece servirebbe a spiegare alla popolazione cosa sta realmente accadendo, perché l’Ucraina va sostenuta e la Russia fermata.