La guerra spiegata agli italiani

La conferma che armiamo Kyiv è un’ottima notizia, il segreto è un pessimo segnale
28 AGO 26
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Foto ANSA

Il governo italiano fa per la difesa dell’Ucraina molto più di quello che dice, prepara sostanziosi pacchetti di aiuti militari ed è pronto a cedere le licenze per la costruzione degli intercettori Aster per le batterie Samp/T, fondamentale aiuto durante gli attacchi russi. La linea della presidente del Consiglio Giorgia Meloni si riconferma salda sul sostegno a Kyiv, anche se una leadership sicura delle sue azioni e della validità delle sue decisioni non ha bisogno di nascondersi quando intraprende una scelta che riguarda non soltanto il sostegno a un alleato, ma anche la difesa di un interesse di sicurezza nazionale. Ed è qui il problema: in quattro anni e mezzo di guerra totale della Russia contro l’Ucraina e dopo le provocazioni sempre più smaccate di Mosca nei confronti della Nato, la politica non ha lavorato per far capire agli italiani perché quando si parla di armi a Kyiv si parla di qualcosa che riguarda anche l’Italia; perché in Ucraina si combatte un conflitto che ha a che fare con la sicurezza del nostro paese; perché difendere Kyiv non è provocare la Russia ma è allontanare una guerra in cui un giorno potremmo essere coinvolti molto più da vicino; perché pacifismo vuol dire prendere le armi per difendere la pace di cui in Italia ancora godiamo.
Dopo quattro anni e mezzo, il governo ha paura di un’opinione pubblica fra le più ostili quando si parla di sostegno militare all’Ucraina, ed è un danno che tutto lo spettro politico ha inflitto ai cittadini lasciando che le lotte fra partiti facessero più rumore delle urgenze del paese, atrofizzando le facoltà di comprendere di una popolazione trattata in modo sempre più infantile. Le forze filorusse o contrarie all’aiuto all’Ucraina vanno forte in molti paesi europei, anche in quelli in cui i governi agiscono senza bisogno di infingimenti. In Italia anziché rivendicare e spiegare ai cittadini perché mandare armi non è elemosina, non è provocazione, ma è protezione degli interessi nazionali, il governo ha preferito agire di nascosto, dando a un’azione responsabile le sembianze ingiuste di una vicenda losca.