Il problema dell’omeopatia in Parlamento

Una terapia da promuovere? Non confondiamo scienza e pseudoscienza
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Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato (Foto ANSA)

Ieri al Senato si è tenuta una conferenza dedicata all’omeopatia. Sul palco, insieme al senatore di Fratelli d’Italia Giovanni Satta, promotore dell’iniziativa, c’era il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato. Non come semplice ospite, ma come sostenitore. Dettaglio tutt’altro che secondario. Un rappresentante del ministero della Salute, in una sede istituzionale, ha parlato dell’attenzione del governo verso l’omeopatia, ipotizzando persino l’inserimento di indicazioni terapeutiche nei foglietti illustrativi dei prodotti omeopatici con il coinvolgimento dell’Aifa. Il tutto richiamando la libertà di cura come principio da tutelare. La libertà di cura è un valore fondamentale. Ma poggia su un presupposto essenziale: che le cure tra cui il paziente è chiamato a scegliere abbiano dimostrato efficacia e sicurezza. L’omeopatia, semplicemente, non soddisfa questo requisito.
Non è una questione di opinioni. Le principali istituzioni scientifiche internazionali concordano nel ritenere che non esistano prove affidabili di un’efficacia dell’omeopatia superiore al placebo. Il suo principio fondante – secondo cui una sostanza diventa tanto più efficace quanto più viene diluita – è incompatibile con le conoscenze consolidate della chimica e della fisica. Il sottosegretario ha affermato che la libertà di cura deve muoversi entro un “robusto supporto scientifico”. Difficile non condividere questa affermazione. Proprio per questo risulta incomprensibile applicarla all’omeopatia, per la quale quel supporto non esiste. Il problema non è impedire ai cittadini di acquistare prodotti omeopatici. Ognuno è libero di farlo. Il problema nasce quando è lo stato a conferire loro una patente di credibilità. Un conto è tollerare una pratica priva di evidenze; un altro è discuterne in Parlamento come se fosse una terapia da promuovere. In un paese già attraversato da anni di disinformazione sanitaria, il messaggio rischia di essere semplice e pericoloso: che tra scienza e pseudoscienza, in fondo, la politica non veda più una differenza così importante.