Niente furbizie sulle spese per la Difesa

Giorgia Meloni promette di rispettare gli obiettivi Nato. I tabù da affrontare e una proposta 

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A conclusione del vertice Nato, la premier Meloni ha confermato che rispetterà gli obiettivi di aumento della spesa in difesa e sicurezza, ma modi e tempi li sceglie l’Italia. Ha aggiunto che non bisogna togliere risorse a spese più importanti, e che “se investiamo in difesa quei soldi devono restare in Italia, non andare all’estero”. Sul primo punto, non usare i 15 miliardi del Safe non è conveniente: quel debito sarebbe da restituire in 45 anni, con 10 anni di grazia sul capitale e a un tasso d’interesse molto più basso del nostro debito pubblico. Il secondo punto rivela il riflesso condizionato: non bisogna spiegare che spendere in difesa è una priorità, altrimenti la sinistra inizierebbe una campagna contraria. Ma questo equivale ad arrendersi al populismo filorusso. Il terzo argomento è fondato, ma con alcune osservazioni. L’industria italiana del settore vanta campioni come Leonardo e Fincantieri, con centinaia di imprese fornitrici di grande qualità. Ma l’industria italiana non è autosufficiente. Leonardo e Fincantieri lavorano da anni su progetti attraverso joint venture europee ed extra-Ue. E su quella via bisogna continuare, per attenuare la dipendenza dagli Usa: dal Gcap per il caccia di sesta generazione insieme a Bae Systems britannica e Mitsubishi giapponese, alla partnership con Mbda sulla missilistica, con la francese Thales sull’aerospazio, con la franco-tedesca Knds per veicoli corazzati e artiglieria semovente.
Questi progetti rischiano di vedere svilita la partecipazione e la ricaduta italiana senza il sostegno del Safe. Perché il governo non lancia una piattaforma di matching tra grandi imprese del settore, PMI e startup sulle tecnologie di difesa e sicurezza, come ha fatto il governo tedesco a fine 2025, ottenendo una risposta rilevante da imprese in difficoltà per crisi come quella dell’auto e per i costi della transizione energetica? Finché si considera impopolare agevolare le tecnologie dual-use, difesa e aerospazio restano impervie per PMI e startup. Perché per anni banche e venture capital non vi hanno investito per i criteri ESG che proibivano tali investimenti, oggi più che mai essenziali.