Editoriali
Dare un segnale a Trump ha senso, rompere gli accordi con l’America no
La polemica sulle basi italiane usate dagli americani per l’operazione contro l’Iran confonde il punto: rispettare gli accordi con Washington non è subordinazione a Trump, ma continuità strategica. Il problema è distinguere l’anti-trumpismo dall’anti-americanismo
25 GIU 26

Pete Hegseth e Mark Rutte (foto Ansa)
Mark Rutte, segretario generale della Nato, ha detto a Fox News una cosa semplice e politicamente esplosiva: “Paese dopo paese, alleato dopo alleato”, gli europei hanno messo a disposizione le loro basi per Epic Fury, l’operazione americana contro l’Iran. Poi ha fatto l’esempio dell’Italia: 500 aerei americani sarebbero decollati dalle basi Usa nel nostro paese “per sostenere Epic Fury”. “Una cosa enorme”, ha detto Rutte. La Difesa italiana ha risposto correggendo il tiro: voli conformi ai trattati, attività tecniche e logistiche, non cinetiche, e richieste fuori da quel perimetro respinte. Bene. Ma il punto vero non è solo tecnico. E’ politico. Il vero scandalo non è che l’Italia abbia rispettato i propri accordi con gli americani. Sarebbe stato scandaloso il contrario. Il vero scandalo è che molti, soprattutto a sinistra, speravano che il caso diventasse il pretesto per fare ciò che da anni sognano senza dirlo fino in fondo: rompere non con Trump ma con l’America.
Un conto è prendere le distanze da Trump quando confonde l’alleanza con la subordinazione e la leadership con il bullismo. Altro conto è immaginare che la risposta giusta al trumpismo sia trasformare l’Italia in un paese meno affidabile, meno atlantico, meno occidentale. Come se la continuità strategica potesse essere sospesa ogni volta che alla Casa Bianca arriva un presidente sgradevole. La formula è questa oggi e forse non ci sono alternative: si fa, ma non si dice. Si collabora con gli americani perché conviene all’Italia, perché serve alla sicurezza europea, perché la Nato non è un dopolavoro ideologico ma l’architettura che protegge l’Europa. Però non lo si dice troppo, perché dirla obbligherebbe molti a riconoscere che essere anti Trump non significa essere anti americani. Dire no a Trump quando serve è politica. Usare Trump come pretesto per dire no all’America è sciocchezzaio gruppettaro. Gli ipocriti che oggi fingono di scandalizzarsi per gli aerei non sono indignati per le basi. Sono delusi perché l’Italia, anche litigando con Trump, non ha deciso, quando possibile, di tradire se stessa.