Editoriali
Il dovere di dire sì su Hormuz (anche a sinistra)
Perché le operazioni italiane nello Stretto hanno bisogno di un voto trasversale. Il piano prevede due cacciamine nello Stretto di Hormuz: non sarebbero un gesto di guerra, ma una missione di sicurezza
17 GIU 26

Nave cacciamine della Marina militare italiana (foto Ansa)
L’Europa, sull’Iran, ha fatto poco. Si è tenuta fuori, ha osservato da lontano, ha sperato che altri risolvessero il problema. In parte per debolezza, in parte per calcolo, in parte anche per buone ragioni: nessun paese europeo aveva interesse a farsi trascinare in una guerra e nessun governo responsabile poteva pensare di mandare navi nello Stretto di Hormuz senza condizioni minime di sicurezza. Ma la prudenza non può diventare indifferenza. E ora, se la tregua regge, se l’accordo verrà davvero implementato, se le parti garantiranno le condizioni necessarie, l’Italia non può non dare una prova di presenza. Non per fare la guerra. Non per obbedire a Trump. Non per regalare a Meloni una bandierina internazionale. Ma per difendere un interesse nazionale evidente: la libertà di navigazione, la sicurezza energetica, la stabilità di una rotta da cui passa una parte importante dell’economia mondiale.
Il ministro Guido Crosetto ha detto la cosa giusta: l’Italia è pronta tecnicamente, ma servono le precondizioni politiche, militari e parlamentari. Due cacciamine e navi di supporto non sono strumenti d’assalto. Servono a bonificare, a riaprire, a mettere in sicurezza. Proprio per questo il Parlamento dovrà discutere, chiedere garanzie, fissare limiti, valutare regole d’ingaggio, costi, durata e mandato. Ma discutere non significa sabotare. E qui entra in gioco l’opposizione. Il campo largo si prepara all’appuntamento dell’8 luglio per parlare, forse, di programma. Sarebbe utile che prima di quella data si discutesse anche di questo: che cosa fa una coalizione quando deve dire sì a una missione necessaria ma politicamente impegnativa? Se vuole mostrare attitudine al governo, l’opposizione deve attrezzarsi a non rispondere con riflessi automatici. Può criticare il governo, può pretendere chiarezza, può chiedere un mandato europeo forte. Ma non può dire no solo perché a proporre il sì è Meloni. Hormuz non serve alla destra. Serve all’Italia. E saperlo riconoscere sarebbe già un piccolo segnale di maturità.