Il decreto Primo maggio e l’ombra lunga di Storari

“Salario giusto” e rider, per la riforma del lavoro Meloni si ispira al pm di Milano

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30 APR 26
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Paolo Storari (foto LaPresse)

Senza nulla togliere alla presidente del Consiglio e alla ministra del Lavoro, il decreto del governo chiamato “Primo maggio” dovrebbe essere ribattezzato “decreto Storari”. I punti centrali del nuovo provvedimento riguardano, infatti, le questioni al centro delle numerose inchieste del pm della procura di Milano sullo sfruttamento dei lavoratori nei settori della moda, della logistica e delle piattaforme di consegna a domicilioDue sono i punti evidenziati sia dalla premier Giorgia Meloni sia dalla ministra Marina Calderone: il concetto di “salario giusto”, determinato come il trattamento economico complessivo definito dai contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni datoriali e sindacali più rappresentative; l’intervento sul “caporalato digitale”, che punta a eliminare lo “sfruttamento” dei rider attraverso una sorta di presunzione di rapporto di lavoro subordinato invece che autonomo (“Quando emergono indici di controllo o di eterodirezione esercitati, anche mediante gestione algoritmica, il rapporto di lavoro si presume di natura subordinata, salvo prova contraria”).
E’ sulla base di questi due principi, il “salario giusto” derivante dall’art. 36 della Costituzione e il rapporto di subordinazione dei rider, insieme al concetto più generale dell’applicazione dei contratti collettivi più rappresentativi, che il pm Paolo Storari ha condotto le sue numerose inchieste che hanno portato al commissariamento e, nella maggior parte dei casi, all’accettazione delle prescrizioni da parte delle imprese. Insomma è lui – o quantomeno i suoi provvedimenti – l’ispiratore del decreto. La procura di Milano, attraverso un’interpretazione originale delle norme penali, ha svolto un ruolo di supplenza rispetto alle mancanze di sindacati e politica sul tema del lavoro povero. Ora il metodo Storari, spesso elogiato a sinistra, è diventato azione di governo della destra.