Economia
l'analisi •
Gli squilibri di Stati Uniti e Cina mettono a repentaglio l’economia globale
La resilienza dell’economia mondiale appare fragile. Deficit, inflazione e squilibri da correggere
31 OTT 26

Foto ANSA
L’economia mondiale sembra resistere meglio del previsto alle turbolenze economiche e geopolitiche degli ultimi mesi – dai dazi dell’Amministrazione Trump all’aumento dei prezzi dell’energia provocato dal conflitto in Iran. I paesi avanzati hanno lievemente aumentato il loro ritmo di crescita, mentre fino a sei mesi fa il Fondo monetario internazionale prevedeva un rallentamento, di circa lo 0,5 per cento del pil, rispetto al 2025. E’ importante analizzare le cause di tale resilienza, anche per capirne la sostenibilità.
Tra i principali fattori citati nel rapporto annuale del Fmi vi sono la minor dipendenza dal petrolio delle economie industrializzate rispetto all’inizio del secolo, la maggior adattabilità e la buona salute finanziaria delle aziende, oltre alla crescita elevata del settore tecnologico, in particolare quello legato all’intelligenza artificiale che sta trainando gli investimenti.
Tuttavia, il fattore più rilevante, che viene spesso sottostimato, riguarda le politiche economiche, in particolare quelle di bilancio, messe in atto nei principali paesi, a cominciare dagli Stati Uniti e dalla Cina.
Negli Stati Uniti il disavanzo delle amministrazioni pubbliche dovrebbe salire quest’anno all’8,5 per cento del pil, dal 7,1 per cento dello scorso anno. Principalmente per le misure messe in atto dall’Amministrazione americana in un anno elettorale, che porta il deficit sui livelli più elevati dopo la pandemia.
L’espansione è tanto più notevole che avviene a fronte di un’economia in piena occupazione. Il debito pubblico è previsto salire quest’anno al 127 per cento del pil, 20 punti in più rispetto alla fine dello scorso decennio. E, fino al 140 per cento alla fine del decennio, in assenza di misure correttive, che sono tuttavia difficili da implementare nell’attuale contesto politico. Senza questo sostegno fiscale la crescita americana sarebbe probabilmente inferiore al 2,3 per cento previsto per quest’anno e per il prossimo.
L’economia americana ha anche beneficiato dell’espansione monetaria messa in atto dalla Riserva federale fino al settembre scorso, con una riduzione del tasso di politica monetaria dal 5,5 al 3,75 per cento. Col senno di poi, esaminando i dati più recenti sull’inflazione, quelle decisioni – in particolare i tre tagli dei tassi decisi alla fine del 2025 – si sono rivelate sbagliate. L’inflazione cosiddetta core, ossia al netto delle componenti più variabili, è salita oltre il 3 per cento. Le ultime aspettative dei consumatori per il prossimo anno mostrano un’inflazione che sfiora il 4 per cento.
E’ ormai evidente che l’aumento dei prezzi non è dovuto solo a fattori temporanei, legati ai rincari dell’energia, ma anche alle misure di stimolo della nuova Amministrazione a sostegno della domanda aggregata. In queste condizioni, i tassi d’interesse non possono che aumentare, producendo effetti restrittivi sui settori più fragili dell’economia statunitense, a cominciare da quello immobiliare.
In Cina la crescita è in rallentamento, dal 5 per cento nel 2025 al 4,5 nell’anno in corso e al 4 il prossimo, in base ai dati ufficiali. A frenare tale rallentamento vi è, anche in questo caso, l’ingente sostegno pubblico derivante da un indebitamento salito all’8 per cento del pil. Le risorse pubbliche vengono usate per sostenere le imprese a fronte di una domanda interna in calo. La politica monetaria resta espansiva, ma l’inflazione rimane bassa perché i consumi interni ristagnano. La crescita economica è sostenuta quasi esclusivamente dalle esportazioni, fin quando i mercati esteri rimarranno aperti.
In Europa, infine, la crescita si assesta a poco più dell’1 per cento all’anno, in presenza di politiche economiche meno espansive, soprattutto nei paesi a debito più alto che devono continuare a risanare le loro finanze pubbliche. Lo spazio per compensare l’aumento dei prezzi dei prodotti energetici sul potere d’acquisto delle famiglie rimane limitato.
Nel complesso, la resilienza dell’economia mondiale appare fragile. E’ dovuta soprattutto alle politiche fiscali e monetarie espansive, negli Stati Uniti e in Cina, che non sono però sostenibili nel tempo e che si traducono in squilibri crescenti dei pagamenti internazionali. Il disavanzo delle partite correnti americano è previsto salire quest’anno al 4 per cento del prodotto lordo, a fronte di un surplus cinese di pari ammontare.
La correzione di questi squilibri richiederebbe politiche molto diverse, negli Stati Uniti e in Cina, che sono tuttavia difficilmente praticabili dati i vincoli interni. Gli squilibri continuano dunque ad ampliarsi, mettendo a repentaglio la stabilità dell’economia globale.