Difesa, l'Ue offre una seconda occasione sul Safe e il governo non può ripetere lo stesso errore

L’Italia potrebbe riprendersi i 7 miliardi a cui ha rinunciato e finanziare la spesa già prevista con gli Eurobond, più convenienti dei Btp. Specie in un momento di tensione finanziaria come questo 

31 OTT 26
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La questione della Difesa ha assunto un ruolo centrale per l’Unione europea e sarà rilevante anche per il nostro paese. L’Italia ha attivato due strumenti, che spesso vengono sovrapposti ma che sono distinti: il Safe e la Nec. Il primo, acronimo di Security Action for Europe, è lo strumento finanziario che fornisce prestiti europei ai paesi membri per fare investimenti nella Difesa; il secondo, acronimo di National Escape Clause, è la clausola di salvaguardia nazionale che consente ai paesi membri di fare maggiore deficit al di fuori delle regole fiscali per la Difesa (e l’energia).
Insomma, con la Nec l’Europa consente agli stati di indebitarsi di più per rafforzare la sicurezza e con il Safe gli offre di farlo a tassi agevolati. L’Italia aveva presentato un piano Safe per 14,9 miliardi di euro, ma a ottobre – per placare i malumori della Lega – ne ha chiesti solo 8. L’accordo è stato approvato dalla Commissione e dal Consiglio e ora si attende solo la firma, che dovrebbe arrivare nel mese di novembre, dopo la quale l’Italia riceverà il prefinanziamento del 15 per cento (1,2 miliardi) all’inizio di dicembre.
Nel frattempo, la Commissione Ue ha invitato gli stati membri a partecipare al secondo ciclo di richiesta di fondi Safe, pari ai 21,3 miliardi di euro inoptati nel primo giro soprattutto dall’Italia e dall’Ungheria e, in minima parte, dalla Francia.
Per questa seconda tranche, la Commissione “incoraggia” i paesi membri, “in linea con le loro esigenze e priorità nazionali in materia di Difesa”, a utilizzare i fondi per rafforzare la cooperazione con l’Ucraina, includendo appalti comuni con Kyiv nei piani di investimento. Ma si tratta, appunto, di un suggerimento e non di un vincolo stringente. Anche su questo secondo invito, la parte del leone dovrebbe farla la Polonia che già è il maggiore beneficiario del Safe, con 43,73 miliardi su 150 totali (il 30 per cento).
Il governo Meloni non è interessato. Sarebbe un po’ assurdo se l’Italia, che appena un paio di settimane fa aveva lasciato sul piatto circa 7 miliardi (un terzo del totale ora a disposizione), partecipasse a questa seconda chiamata. Ma, a pensarci bene, è più assurdo che non lo faccia. Almeno dal punto di vista strettamente finanziario. Il punto da cui partire, infatti, è che il Safe conviene: è un prestito che si inizia a pagare fra dieci anni, con scadenze molto lunghe, fino a 45 anni, e un rating migliore di quello italiano (quindi un tasso di interesse inferiore). E’ la stessa logica per cui i prestiti del Next Generation Eu – o del Sure ai tempi del Covid – sono più convenienti dell’emissione di Btp. “Lo strumento [Safe] offre alcuni vantaggi finanziari rispetto alle emissioni sovrane standard”, scriveva il governo nel Dfp dello scorso aprile.
Ma oltre a essere convenienti, i prestiti Safe sono necessari. Perché non c’è alcun obbligo di utilizzo per spese aggiuntive, anzi. Il piano originario da 14,9 miliardi presentato dall’Italia e approvato dall’Europa riguardava interamente programmi di spesa già programmati e previsti a bilancio: “I prestiti Safe – spiegava sempre il governo nel Dfp – sono coerenti con il sentiero della spesa per investimenti in Difesa previsto nella legislazione vigente”. Ciò vuol dire che l’Italia potrebbe semplicemente sostituire – per una spesa già prevista negli anni passati – una fonte di finanziamento più costosa come il Btp con una più conveniente come l’Eurobond. E’ esattamente ciò che ha fatto in molti casi il governo usando i prestiti del Pnrr per investimenti già previsti. D’altronde è l’elementare ragionamento che hanno fatto tutti i paesi dell’Ue che hanno richiesto il Safe, eccetto gli otto – come la Germania e i Paesi Bassi – che si finanziano sul mercato a tassi inferiori rispetto al debito europeo.
Insomma, all’Italia già conveniva prima chiedere tutti i 14,9 miliardi di Safe, anziché solo 8. Ed è inspiegabile che non l’abbia fatto. Ma adesso conviene ancora di più. Non solo perché il rendimento dei Btp e lo spread rispetto al Bund tedesco stanno aumentando, ma perché nel frattempo, attraverso l’attivazione della Nec, l’Italia con questa legge di Bilancio sta programmando di spendere nel prossimo biennio altri 14,4 miliardi in più (lo 0,6 per cento del pil) per potenziare la propria Difesa. Vuol dire che non solo c’è spazio per riprendersi i 7 miliardi della propria quota Safe a cui, inspiegabilmente, il governo ha rinunciato qualche mese fa, ma anche per chiedere una fetta ulteriore della torta da 21,3 miliardi messa sul piatto dalla Commissione per coprire con il Safe anche un pezzo della maggiore spesa della Nec. E’ esattamente ciò che stanno pensando di fare paesi come la Polonia, l’Irlanda e la Grecia.
In una fase di tensione sui mercati finanziari, e in particolare dei titoli di stato (il rendimento del Btp decennale è passato in un anno dal 3,4 al 4,5 per cento, mentre lo spread da 76 a 118 punti), il Tesoro si trova a dover collocare 533 miliardi di debito nel 2027: 13 in più rispetto a quest’anno, perché verranno meno i prestiti europei del Pnrr (sono stati 24 miliardi nel 2026). Sostituire questa linea di finanziamento con i prestiti Safe, il cui rimborso inizierà tra dieci anni, significa togliere emissioni dal mercato e alleggerire la pressione sul Btp.
“Abbiamo deciso di utilizzarne di meno – aveva detto il vicepremier Antonio Tajani sul Safe – perché serve investire di più in sanità e politiche sociali”. Ma la verità è l’esatto opposto: rifiutare i fondi Safe riduce i margini di spesa. Il governo fa ancora in tempo a riparare: ora può chiedere non solo i 7 miliardi a cui ha rinunciato due mesi fa, ma il doppio. Se ha deciso di investire nella Difesa in tempi di ristrettezze economiche, la scelta più “prudente” – direbbe il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – è di farlo ai tassi più convenienti possibili.