Economia
Editoriali •
Contro il nuovo stadio di Milano più che la nostalgia pesa il misoneismo
Più bello e più moderno che pria! C’è la nostalgia, c’e il modello sovietico, ma c’è soprattutto il guasto culturale e mentale che minaccia più di tutti il nostro paese: il misoneismo. L’odio per ciò che è nuovo semplicemente perché è nuovo
31 OTT 26

Un celebre telecronista inglese ha postato una foto scattata dalla tribuna stampa del Meazza: “Mi mancherà certamente quella che per me è la miglior postazione stampa di tutto il calcio”. E’ improbabile che la tribuna stampa del Generali Stadium sarà peggiore, ma anche Montanelli era affezionato alla Lettera 22. Migliaia di tifosi hanno sofferto un tuffo al cuore giovedì sera, quando nello scenario (un po’ improbabile) del Castello Sforzesco Inter e Milan hanno presentato il rendering ufficiale del nuovo stadio di Milano progettato da Lord Norman Foster e da David Manica, archistar specialista in stadi.
L’addio alla mitica Scala del calcio, al “catino” che pure il nuovo impianto promette di simbolicamente replicare, è un colpo emotivo. Molto diversa è la reazione negativa, non certo nata l’altra sera, di tanti oppositori preconcetti del progetto. Non parliamo tanto degli oppositori politici di stile sovietico, quelli che avrebbero voluto mantenuta la proprietà pubblica. Più bizzarra, meno comprensibile, è l’opposizione degli esteti.
Dozzine di tastieristi scrivono che lo stadio di Foster-Manica sarebbe “uno scempio urbanistico”, un “disastro architettonico per Milano”. Non è chiaro in base a quale parametro valutativo. Hanno scritto che “a Milano un cambiamento così non si è mai visto”, ma vent’anni fa non c’era il Bosco verticale. C’è chi ha scritto, scomodando la storia dell’architettura, e ovviamente con concetti più nobili degli esteti da social, che il Meazza ha ormai lo status architettonico di un monumento e non andava abbattuto. In tutti questi commenti mancano sempre alcuni dati: che l’impianto non era più adeguato, che lo sviluppo urbanistico ed economico, compresa l’idea del “nuovo”, sono essenziali a una città (nazione) che non voglia declinare su sé stessa, che questa via è stata seguita con successo in altri paesi. C’è la nostalgia, c’e il modello sovietico, ma c’è soprattutto il guasto culturale e mentale che minaccia più di tutti il nostro paese: il misoneismo. L’odio per ciò che è nuovo semplicemente perché è nuovo.