Economia
tra virgolette •
Quota tigna. Fornero contro il fondo della Lega: “Una misura sfacciata e ingannevole”
L’ex ministra alla Stampa sul fondo per le uscite a 64 anni: pensioni più basse, pagate dai pensionati. Il nodo delle rivalutazioni. “Salvini non ha ancora capito come funziona un sistema previdenziale”

Elsa Fornero (Ansa/Tino Romano)
Per quasi quindici anni la Lega ha fatto campagna elettorale contro Elsa Fornero. Ora è lei a smontare la misura bandiera del Carroccio. In un’intervista alla Stampa, l’ex ministra del Lavoro boccia il fondo da 850 milioni con cui il governo promette di finanziare l’uscita dal lavoro anche a 64 anni, la norma che ha permesso a Matteo Salvini di tornare a esultare: “Abbiamo superato la legge Fornero”. La replica: “Una misura sfacciata e ingannevole”.
Sfacciata “perché non è una riforma strutturale, ma si fa credere che lo sia”. Per Fornero si tratta dell’“ennesima trovata di breve periodo di un signore a caccia di voti”, che non si è accorto di come sia cambiato il suo stesso elettorato: chi lo votava credendo alle sue promesse oggi non vede più nell’uscita anticipata “né un beneficio per loro stessi, né un vantaggio per i giovani”. Se il vicepremier insiste, dice, è per “una questione personale, un fatto di tigna”. E aggiunge: “Non ha ancora capito come funziona un sistema previdenziale. Non ha ancora trovato nemmeno una persona competente che glielo spieghi in maniera chiara”.
L’inganno sta nei conti. Il fondo, a quanto pare triennale, vale per chiunque e non per categorie in difficoltà. Con il calcolo interamente contributivo, avverte Fornero, l’assegno sarà “inevitabilmente e significativamente più basso”, perché chi va in pensione oggi perde sia per l’età più bassa sia per la rinuncia alla quota retributiva. Poi c’è la copertura: “Non si può chiamare questo anticipo ‘flessibilità’ senza specificare che verrà finanziato con una nuova imposta a carico dei pensionati”. Persone con “assegni tutt’altro che ricchi”, ricorda, che hanno già perso potere d’acquisto con le de-indicizzazioni: fra il 2016 e il 2025, secondo i calcoli che cita, una pensione da 2.500 euro ha lasciato per strada circa un quarto del suo valore.
È lo stesso punto che Giuliano Cazzola affronta oggi sul Foglio, ricostruendo i tagli alle rivalutazioni voluti da Salvini e da Claudio Durigon. La Lega che promette di mandare in pensione prima i lavoratori è la stessa che taglia gli assegni a chi in pensione ci è già.
Il giudizio di Fornero sulla manovra non è più tenero: “nessuna strategia”, “l’ennesima manovra di galleggiamento che non vuole scontentare nessuno”. L’estensione della flat tax agli autonomi fino a centomila euro è “una strizzatina d’occhio a chi evade”, il bollo tolto alle piccole auto un regalo anche a chi “oltre a una Panda” ha “magari una Ferrari”. Ai giovani resta “un pacchettino, buono forse per un anno”. E il problema, conclude, è un altro: “Il punto non sono le mancette per vincere le elezioni. I giovani di oggi lamentano l’assenza di una direzione, la percezione reale di una opportunità”. I fondi dedicati a loro, dice, sono briciole.