Sciopero a prescindere. Prima si tratta, poi eventualmente si va in piazza, dicono Cisl e Uil. Landini invece capovolge tutto

I due sindacati hanno già fatto sapere che non aderiranno allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il prossimo 20 novembre. Le questioni di metodo che hanno motivato l'orientamento di Bombardieri
23 OTT 26
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Foto Ansa

Lo sciopero generale indetto dalla Cgil per il prossimo 20 novembre sarà in solitaria. La Cisl ha fatto già sapere ufficialmente che non aderirà e la stessa intenzione ha maturato la Uil di Pierpaolo Bombardieri. Non è certo la prima volta che si crea questa dinamica ma comunque è un elemento significativo per i rapporti dentro il mondo sindacale e per le interazioni che la proclamazione dello sciopero generale ha in una fase che da tutti è considerata preelettorale. Non ci vuole molto a capire come a motivare l’orientamento della Uil abbiano concorso questioni che possiamo definire di metodo.
Il leader Maurizio Landini ha annunciato la sua decisione al termine della manifestazione romana della Via Maestra, dentro un contesto quindi non squisitamente sindacale ma che testimonia l’attualità dell’idea cigiellina di guidare una “coalizione sociale” che di fatto esclude le altre rappresentanze del lavoro dipendente e privilegia invece l’unità d’azione con le associazioni del terzo settore, le Acli, l’Arci e via discorrendo. In nome dell’opposizione al governo Meloni. In sostanza la Cgil decide e annuncia, le altre confederazioni possono aderire oppure amen. La stessa situazione è stata vissuta negli scorsi giorni a Milano, dove la Cgil ha organizzato una manifestazione-presidio in piazza della Scala “per la coesione sociale” facendo tranquillamente a meno di coinvolgere Cisl e Uil. Come potesse esserci una coesione sociale con il mondo del lavoro già spaccato in partenza, ma evidentemente in questa fase Landini punta a dialogare più con le piazze studentesche che con Fumarola e Bombardieri.
L’altra questione di metodo che non può che aver creato dubbi a Bombardieri riguarda la tempistica dello sciopero, che finisce per precedere sia il confronto di merito con il governo sia la formulazione finale della legge di Bilancio. E quindi si presta a essere considerata una dichiarazione di aperta ostilità “a prescindere”. Per due confederazioni come Cisl e Uil, che ci tengono a definirsi pragmatiche e organizzano anche un’ampia quota di elettori del centrodestra, l’eventuale opposizione al governo Meloni, e addirittura la convocazione di manifestazioni di piazza, non può bypassare il merito ma deve essere accuratamente argomentata per non lasciare spazio a equivoci e a spaccature nella base. Posti di fronte a queste contraddizioni, Bombardieri e i suoi amano ricordare di non aver dato mai giudizi sulle iniziative delle confederazioni sorelle ma anche di non aver aderito mai a scioperi indetti da altri. Gli scioperi generali si proclamano quando se ne ravvisa la necessità e comunque assieme.
Non è tutto. La preoccupazione maggiore che i vertici della Uil covano riguarda gli effetti negativi che la proclamazione dello sciopero generale può avere sulla trattativa con le parti datoriali, in merito alla riforma del sistema contrattuale e della rappresentanza. Trattativa alla quale Bombardieri annette grande importanza e che ha già impegnato le confederazioni in un lungo e delicato lavoro di tessitura prima al loro interno e poi con le controparti. Vale la pena ricordare come all’interno del governo intorno alla scadenza del Primo maggio 2026 ci fossero spinte per condizionare negativamente quel tavolo e solo alla fine fosse prevalso l’orientamento della premier Giorgia Meloni di dare spazio alle rappresentanze “storiche” ed evitare norme che favorissero la frammentazione delle sigle. Be’, quel risultato, a giudizio della Uil, è troppo importante per rimetterlo in gioco fallendo l’obiettivo dell’accordo con i datori di lavoro, Confindustria in testa. Purtroppo il tavolo della riforma dopo alcuni successi di tappa si è arenato attorno al delicato tema dei salari e uno sciopero generale “a prescindere” certo non aiuta il lavoro di ricucitura. Il buon esito del tavolo, invece, segnerebbe per Bombardieri la sconfitta dei contratti pirata e l’aumento dei salari. Entrambe considerate delle priorità dalla Uil. Che si dice anche molto impegnata in un’altra battaglia: quella per chiedere a regioni e comuni la riduzione della tassazione locale, che oggi mangia buona parte degli aumenti contrattuali.