Prezzo del carburante e dilemma Ets. I guai del traffico aereo

Oltre allo scoppio della guerra in medio oriente, c'è un altro elemento che sta facendo aumentare il costo delle compagnie aeree, ma in questo caso solo quelle europee. Stiamo parlando degli Ets, il meccanismo che serve a prezzare l’inquinamento, ma che colpisce i vettori europei in maniera sempre più importante  

22 OTT 26
Immagine di Prezzo del carburante e dilemma Ets. I guai del traffico aereo

(Foto Getty)

Il trasporto aereo è di fronte ad uno dei periodi più complicati della sua storia. Il prezzo del carburante, che vale fino al 35 per cento dei costi di una compagnia aerea, è raddoppiato dallo scoppio della guerra in medio oriente ad oggi. Siamo passati da 750 dollari a tonnellata metrica a prezzi che ormai sono stabilmente sopra i 1500 dollari a tonnellata metrica. Le compagnie aeree hanno coperto le variazioni di prezzo del carburante per 6 o 9 mesi con l’hedging, ma è chiaro che la lunghezza del conflitto sta facendo finire queste coperture.
Proprio per questo motivo Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, ha avvisato che i prezzi potrebbero anche aumentare di un 20 per cento il prossimo anno, quando gli effetti del prezzo del carburante si vedranno a pieno sui conti delle compagnie aeree. Oltre a questo, stiamo già vedendo una certa revisione delle rotte da parte dei vettori nel periodo invernale, così come la ristrutturazione delle compagnie aeree più deboli.
C’è inoltre un altro elemento che sta facendo aumentare il costo delle compagnie aeree, ma in questo caso solo quelle europee. Stiamo parlando degli Ets, il meccanismo che serve a prezzare l’inquinamento, ma che colpisce i vettori europei in maniera sempre più importante. Si parla di valori nell’intorno delle centinaia di milioni di euro per le compagnie aeree più grandi.
Con il prezzo delle emissioni a oltre 80 euro per tonnellata, l’impatto è dunque molto rilevante per i vettori europei. Proprio dal 2026 le compagnie aeree devono acquistare il 100 per cento delle quote Ets, essendo terminata l’assegnazione gratuita. C’è inoltre un incremento dei costi per le compagnie, che verrà traslata in qualche maniera anche ai viaggiatori europei, relativa ai Saf, i carburanti sostenibili.
Nel 2030 si arriverà al 6 per cento di Saf per i voli, ma questo carburante costa anche cinque volte il carburante tradizionale (già molto caro). Avrebbe senso utilizzare i proventi degli Ets per cercare di abbattere il costo del Saf tramite un’estensione delle allowances, vale a dire quote Ets assegnate gratuitamente alle compagnie aeree che utilizzano carburanti sostenibili ammissibili, ma su questo la Commissione sembra abbastanza bloccata.
Tornando agli Ets, chiaramente il sistema colpisce il traffico aereo e quindi di fatto i passeggeri europei in questo momento, e questo crea però anche una possibile asimmetria competitiva tra gli hub europei e quelli extraeuropei. Questa competizione è sempre più forte, dato che abbiamo scali in molte parti del mondo che continuano a crescere e hanno una capacità sempre maggiore. E in Italia gli aeroporti sono pronti a fare nuovi investimenti per rendere i nostri scali sempre più attrattivi, ma spesso sono bloccati da questioni burocratiche.
Abbiamo dunque temi sempre più rilevanti sul tavolo. L’incremento dei costi per le compagnie aeree legato al forte aumento dei prezzi del carburante, ma anche per via del sistema Ets sempre più costoso, oltre l’obbligo di avere sempre più Saf. Tutti questi aumenti di costo vanno in contemporanea con la necessità di aumentare la capacità aeroportuale il più fretta possibile, perché nonostante tutti gli accadimenti, nell’ultimo triennio il numero di passeggeri in Italia è passato da 163 milioni del 2023 a 205 milioni per l’anno in corso.
La crescita potrebbe anche rallentare, ma è necessario essere pronti all’incremento di traffico globale che stiamo registrando e avere i nostri aeroporti pronti ad accogliere sempre più turisti internazionali.