Economia
Le dichiarazioni •
Le favole di Todde sulla transizione energetica
La presidente sarda critica Meloni dicendo il falso: “Sulle rinnovabili abbiamo già raggiunto l’obiettivo”. Ma la Sardegna è la regione più indietro sul Pniec: centrerà il target con 20 anni di ritardo
17 OTT 26

“Basta raccontare favole sulla Sardegna”, dice Alessandra Todde. Ed è un buon proposito, che purtroppo è lei a disattendere. La presidente della regione Sardegna si riferisce all’intervento in Parlamento di Giorgia Meloni, in particolare al passaggio in cui la presidente del Consiglio ha detto: “Abbiamo dei partiti dell’opposizione che ci accusano di non fare abbastanza sulle rinnovabili, e poi quando tentiamo di fare di più sulle rinnovabili e governano delle regioni ci bloccano la possibilità di farlo”. Meloni non cita la Sardegna, ma Todde si sente chiamata in causa. “Noi abbiamo già raggiunto, tra impianti installati e autorizzazioni, gli obiettivi previsti per metà 2027 dal burden sharing: 6,2 GW che ci sono stati assegnati”, dice la presidente M5s, affermando il falso.
“La Sardegna non blocca le rinnovabili” è il messaggio che Todde lancia, incurante della realtà. Che l’isola stia ostacolando in ogni modo possibile la diffusione delle fonti rinnovabili, diventando anche un problema politico per il Campo largo, è di evidenza solare. Ed è del tutto superfluo citare come fonte la presidente del Consiglio o i partiti di centrodestra.
A criticare apertamente la linea politica della Sardegna, come modello negativo per il centrosinistra, sono stati sia Elly Schlein sia Angelo Bonelli: i leader di due partiti, Pd e Avs, che peraltro fanno parte della giunta Todde. Ma lo stesso Beppe Grillo, fondatore e una volta “garante” dei valori del M5s, sul suo blog ha ironizzato sulla politica energetica della Todde: “Finalmente un po’ di verità su questo ambientalismo da strapazzo: e basta con il vento, il sole, il fotovoltaico! Ci vuole il carbone! Abbiamo capito finalmente che ci vuole il carbone anche un po’ zolforato come quello di Sulcis. Dobbiamo fare una grande rivoluzione in Sardegna!”. Beppe Grillo ha ospitato un altro articolo sul suo blog dell’ex deputato M5s Marco Bella, dal titolo “Il Campo largo sbaglia sulle rinnovabili, soprattutto in Sardegna”, il cui messaggio di fondo è analogo a quello della Meloni ma più esplicito: “Se si dice di no all’allucinazione nucleare, non si possono poi bloccare le rinnovabili, perché si fa la figura dei cialtroni”.
In una lettera inviata ai leader del Campo largo, 120 attivisti e ricercatori apertamente schierati contro il governo e a favore del centrosinistra scrivono che la Sardegna è protagonista di una “crociata contro le rinnovabili e contro il governo Meloni, reo, secondo le incredibili posizioni del governo regionale, di proporne addirittura troppe. La Giunta Todde – scrivono gli ecologisti –, nonostante i richiami e le bocciature della Corte costituzionale e del Consiglio di stato, continua a riproporre una visione ideologica che demonizza gli operatori dell’energia pulita, etichettandoli come ‘speculatori’, e continuando a ribadire di voler raggiungere gli obiettivi climatici senza grandi impianti industriali: un teorema del tutto irrealistico che suona come un’autentica presa in giro”.
Ma a prescindere dalle opinioni, ci sono i fatti. Al contrario di ciò che dice la presidente Todde, la sua regione ha letteralmente bloccato le rinnovabili introducendo una moratoria di 18 mesi sull’installazione di nuovi impianti su tutto il territorio sardo con una legge che poi è stata bocciata dalla Corte costituzionale. La regione ha poi, con un altro provvedimento, dichiarato il 99 per cento del territorio non idoneo alla realizzazione di impianti rinnovabili e anche questa legge è stata censurata dalla Corte costituzionale. Infine, la Consulta ha bocciato anche la “mini moratoria” che sospendeva le autorizzazioni già presentate e vietava la presentazione di nuove domande di installazione di impianti nelle aree non incluse tra quelle idonee. Tre leggi che puntavano a “bloccare” le rinnovabili e tre sentenze che, su ricorso del governo Meloni, le hanno giudicate incostituzionali.
Questa politica di ostruzionismo, per quanto censurata dalla Consulta, ha però comunque prodotto i suoi effetti. Si fa fatica a credere che la Todde dica che la sua regione ha “già raggiunto gli obiettivi previsti per metà 2027 dal burden sharing” previsto dal Pniec. Perché i dati ufficiali, riportati da Terna, dicono l’esatto contrario. La Sardegna è la peggiore regione d’Italia, con un deficit rispetto al target che le spetta di 649 MW ad agosto 2026. E questo ritardo si è ampliato enormemente sotto il mandato di Todde: era di 168 MW a ottobre 2024 ed è quasi quadruplicato in meno di due anni.
Non solo è falso che la Sardegna abbia “già raggiunto” gli obiettivi fissati dal Pniec, ma è praticamente impossibile che possa farlo. Secondo il report “Italia rinnovabile” di Legambiente – che non è esattamente il centro studi di Fratelli d’Italia – la Sardegna è in “ritardo di 20 anni nel raggiungimento dell’obiettivo del burden sharing, quei 6,2 GW aggiuntivi che il decreto Aree idonee assegna alla regione come target al 2030”. Esattamente l’obiettivo che Todde sostiene di aver “già raggiunto”. La Sardegna ha finora installato 1,3 GW dal 2021 e mancano ancora 4,9 GW, solo che a questo ritmo di nuove installazioni l’obiettivo verrà raggiunto nel 2050 anziché nel 2030. “Questo a causa della legge 20 che oggi impedisce, sostanzialmente, di installare impianti a scala industriale sull’isola”, scrive Legambiente.
Basta raccontare favole sulla Sardegna, presidente Todde: non basta che lo dica, deve smetterla davvero.