Economia
L'analisi •
I limiti della detassazione giovanile che l'Fmi ha chiesto al Portogallo di abolire
Tajani, Occhiuto, Renzi e Giorgetti inseguono più o meno la stessa idea dell'Irs Jovem portoghese. Ma per il Fondo le agevolazioni non incidono sui fattore chiave dell’emigrazione
14 OTT 26

La discussione sulla legge di Bilancio è entrata nel vivo e sta prendendo piede la proposta sui salari degli under 35. Il problema generazionale è enorme. Tra il 2019 e il 2024, secondo l’Istat, il saldo fra espatri e rientri dei cittadini italiani di 25-34 anni è stato negativo per 161 mila persone, quasi 27 mila “teste” l’anno. Secondo l’Osservatorio sui lavoratori dipendenti del 2025 dell’Inps, nel 2024 la retribuzione media di un dipendente privato di 25-34 anni era di circa 18-22 mila euro lordi. Così, per aumentare il reddito disponibile dei giovani e rendere più conveniente restare, alcuni partiti politici hanno avanzato con declinazioni più o meno differenti la stessa proposta: tassarli di meno.
Il vicepremier Antonio Tajani si è appropriato della “no tax area” fino a 35 anni che il suo collega di Forza Italia e presidente della regione Calabria, Roberto Occhiuto, aveva già proposto negli ultimi mesi con il nome di “Smart tax” e che ha rilanciato lo scorso sabato alla Festa del Foglio a Firenze. Matteo Renzi, dal canto suo, aveva già proposto la Start Tax, fatta propria dal campo largo, che prevede tre aliquote ridotte del 10, 20 e 30 per cento (anziché del 23, 33 e 43 per cento ordinarie) per gli under 35: costo? 10 miliardi di euro. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha invece parlato di un “vantaggio fiscale” che operi come una “flat tax incrementale” sull’aumento degli stipendi dei giovani da inserire nella manovra.
Per valutare queste proposte conviene guardare all’esperienza del Portogallo. Qui una detassazione per gli under 35 esiste già, ma lo staff del Fondo monetario internazionale ha raccomandato più volte di revocarla. Si chiama Irs Jovem e a oggi esenta, nei primi dieci anni di lavoro, dal pagamento dell’Irs (l’Irpef portoghese) per una quota del reddito dei dipendenti e autonomi under 35 fino a un massimo di 29.500 euro. Il primo anno è esente tutto il reddito entro quel tetto, dal secondo al quarto anno il 75 per cento, dal quinto al settimo il 50 per cento e dall’ottavo al decimo il 25. Punto primo, il costo. Il ministero delle Finanze portoghese scrive che le entrate perse con le esenzioni dall’imposta sul reddito sono più che raddoppiate in un anno, da 451 milioni di euro nel 2024 a 961 nel 2025, e che l’aumento si deve “predominantemente” all’Irs Jovem, allargato nel 2025 con un ulteriore costo di 525 milioni di euro (circa lo 0,2 per cento del pil portoghese; l’equivalente in percentuale del italiano sarebbero circa 3,9 miliardi di euro, solo per l’allargamento).
Il Fondo monetario non ha dubbi sulla scarsa efficacia della misura. Nel 2024, lo staff dell’Fmi scrisse che le aliquote agevolate per età “sono costose” e la loro efficacia nel frenare l’emigrazione “è incerta”. E quest’anno è passato alla richiesta esplicita: nell’article IV sul Portogallo, il Fondo scrive che queste esenzioni complicano il sistema fiscale, sono distorsive e “dovrebbero essere revocate”; richiesta a cui ha risposto il governo portoghese dicendosi d’accordo a ridurre le agevolazioni, “per quanto possibile”, ma che considera lo sconto per i giovani “importante per arginare l’emigrazione”, senza però citare alcun dato. In realtà, gli emigrati permanenti portoghesi di tutte le età sono scesi da 90.052 nel 2024 a 84.579 nel 2025, ma restano ancora sopra il livello del 2023 e il calo non misura l’effetto dell’esenzione.
Il Fondo ha chiesto al governo di “revocare” le esenzioni dall’imposta sul reddito riservate ai giovani, perché “aumentano i costi per il bilancio” e mancano di “prove di efficacia” nel frenare l’emigrazione. Ma soprattutto, le agevolazioni non aumentano direttamente la produttività del lavoro, alla base del divario di reddito con l’area euro che il Fondo considera un “fattore chiave dell’emigrazione”. Un’esenzione alza per qualche anno lo stipendio netto, ma non quello lordo.
Nessuna delle proposte italiane è perfettamente identica a quella portoghese, ma la logica e i limiti sono gli stessi.