Né docili né rassegnati. Ragioni economiche per cui gli italiani evitano la “rivolta sociale”

Che alcune cose non vadano come tutti vorremmo è certamente vero. Ma è altrettanto vero che il reddito (mediano) disponibile delle famiglie è cresciuto, in termini reali, dell’1,5 per cento circa fra 2019 e 2024 per le famiglie il cui reddito prevalente è il reddito da lavoro dipendente 

10 OTT 26
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(Foto Getty)

Che gli italiani passino il loro tempo a magnificare – spesso senza motivo – le performance altrui (un tempo la Francia o la Germania, oggi la Spagna) lo sapevamo. Ma il coro di opinionisti che da qualche tempo si interrogano sul perché mai l’Italia non dia fuoco ai cassonetti o non prenda a legnate i presidi come in Francia, non occupi le pubbliche piazze o non passi il proprio tempo a scontrarsi con le forze dell’ordine come in Spagna non può non colpire. Non può non colpire, in particolare, il giudizio sprezzante che molti di questi commentatori dedicano agli italiani: “docili” (persone che si piegano facilmente alla volontà di chi ha il compito di guidarle, secondo la Treccani), “rassegnati” (persone che accettano, senza reagire, ribellarsi o protestare, imposizioni, gravi rinunce e perdite, dolori o danni e mali), “remissivi” (persone che si rimettono di buon grado, senza contrasti e resistenze, al volere o al parere altrui).
Che alcune cose non vadano come tutti vorremmo è certamente vero. Le spinte inflazionistiche di origine esterna minacciano di diffondersi nel tessuto economico e di erodere così, direttamente e indirettamente, il potere d’acquisto delle famiglie. Più e più a lungo di quanto non abbiano già fatto. Le liste d’attesa nella sanità sono un dato di realtà. In alcuni grandi centri urbani il tema della adeguata disponibilità di abitazioni non può essere sottaciuto. Ma è altrettanto vero che il reddito (mediano) disponibile delle famiglie è cresciuto, in termini reali, dell’1,5 per cento circa fra 2019 e 2024 per le famiglie il cui reddito prevalente è il reddito da lavoro dipendente. E di quasi l’1 per cento se si guarda al reddito medio e al complesso delle famiglie. E’ stato, cioè, raggiunto e superato il dato 2019 pre-pandemico (anche se non ancora il dato pre-crisi finanziaria globale del 2008). E’ lecito supporre che non poche famiglie abbiano registrato l’arrivo di una seconda fonte di reddito (anche a tempo determinato o parziale), oltre quella principale. Il che rileva soprattutto perché la presenza di un secondo percettore è spesso la migliore forma di protezione per famiglie altrimenti economicamente vulnerabili. E forse non è quindi un caso se il rischio di povertà si sia significativamente ridotto negli ultimi anni.
Per chiarezza: il paese ha ancora parecchie questioni da affrontare. E anche piuttosto serie. Ma è proprio difficile non capire come molti italiani potrebbero apprezzare la relativa stabilità di questi anni? In un contesto globale che non potrebbe essere più burrascoso e dopo aver sperimentato, nell’ultimo ventennio e nel mondo, una crisi finanziaria globale, la crisi dei debiti sovrani, l’emergenza pandemica, il ritorno delle guerre, gli choc energetici e l’inflazione. E, in Italia, l’andirivieni normativo degli anni a cavallo del secolo, la quotidiana fragilità della prima metà degli anni ’10, il vuoto dei tre mesi successivi alle elezioni del 2018, l’ottovolante dell’estate 2019, il ritrovarsi indifesi dei primi mesi del 2020, le acrobazie già vissute del 2021. Docili? O non piuttosto, finalmente, in uno stato di relativa quiete (nei limiti in cui il mondo intorno a noi lo consenta)? Rassegnati? O non piuttosto, semplicemente pronti a esprimere la propria opinione sullo stato delle cose quando si tratterà di mettere una scheda nell’urna? Né prima, né dopo, perché – opinionisti permettendo - c’è anche da lavorare.
C’è chi, evidentemente, non la vede così. Uno dei leader dell’opposizione ha recentemente promesso – minacciato, verrebbe da dire – di fare tabula rasa qualora l’opposizione si ritrovasse maggioranza dopo le prossime elezioni. Di rigirare il paese come un calzino (come andava di moda qualche tempo fa). E mentre lo prometteva era impossibile non domandarsi se qualcuno lo avesse informato che, a due anni di distanza, della rivolta sociale evocata e anzi invocata due anni fa da un leader sindacale non rimane che l’immagine di un volto alterato e risentito.