Economia
L'INTERVENTO •
Erp ed Ers, il ruolo del pubblico per aumentare l’offerta di case
Proprio ora che la casa è tornata di moda occorre evitare un equivoco. Nel dibattito europeo si parla sempre più di “affordable housing”, espressione ampia che rischia, nella sua traduzione italiana, di mettere nello stesso contenitore realtà profondamente diverse. L’edilizia residenziale pubblica, l’Erp gestita dalle Aziende Casa, non è la stessa cosa dell’edilizia residenziale sociale
9 OTT 26

(Foto Ansa)
Oggi come non mai la casa è tornata al centro del dibattito politico. Non soltanto in Italia. Sarà la spinta arrivata dall’Europa, con la Commissione speciale HOUS del Parlamento europeo e con il Commissario europeo per l’Energia e l’Housing, Dan Jørgensen. Saranno le tensioni che attraversano molte città europee, fino alle recenti proteste in Spagna. Di certo c’è che l’abitare, dopo essere rimasto troppo a lungo ai margini dell’agenda pubblica, è tornato a essere una questione politica. Anche l’Italia ha finalmente un Piano Casa. E’ perfettibile, ha una dotazione finanziaria iniziale che dovrà necessariamente crescere, ma c’è. Ed è già un fatto importante, perché per troppi anni nel nostro paese è mancata una politica nazionale strutturata sull’abitare. Partiamo da un numero: circa 600 mila nuclei familiari sono in attesa di una casa. Una cifra che da sola racconta quanto sia profondo il divario tra domanda e offerta.
Ma proprio ora che la casa è tornata di moda occorre evitare un equivoco. Nel dibattito europeo si parla sempre più di “affordable housing”, espressione ampia che rischia, nella sua traduzione italiana, di mettere nello stesso contenitore realtà profondamente diverse. L’edilizia residenziale pubblica, l’Erp gestita dalle Aziende Casa, comunque denominate nelle diverse regioni, non è la stessa cosa dell’edilizia residenziale sociale. In Italia il social housing e l’Ers si sono sviluppati prevalentemente attraverso alloggi a canone calmierato, iniziative di fondazioni e operatori specializzati, studentati e progetti rivolti a specifiche categorie sociali. L’Erp svolge un’altra funzione. E’ l’ultimo presidio abitativo per le fasce economicamente più fragili e non può reggersi esclusivamente sui canoni pagati dagli inquilini.
Pensare che possa essere finanziariamente autosufficiente significa non conoscerne la funzione sociale. Senza un intervento strutturale dello stato, compresa la defiscalizzazione, quel patrimonio non può essere adeguatamente mantenuto e rigenerato. E’ proprio su questo punto che Federcasa ha insistito nel confronto sul Piano Casa, ottenendo l’inserimento di una linea di finanziamento a fondo perduto per recuperare gli oltre 60 mila alloggi pubblici oggi sfitti per carenze manutentive. Con la prima procedura attuativa si comincerà finalmente a rimetterne una parte a disposizione delle famiglie. E’ un primo passo e siamo fiduciosi che arrivino le risorse necessarie per recuperarli tutti. Prima di costruire nuove case popolari, sarebbe difficile spiegare perché lasciamo vuote quelle che già possediamo.
Ma la partita più interessante dei prossimi anni si giocherà altrove: sulla cosiddetta “fascia grigia”. Lavoratori, giovani, famiglie e genitori separati che hanno un reddito troppo alto per accedere all’Erp ma troppo basso per sostenere i prezzi del mercato privato, soprattutto nelle aree a maggiore tensione abitativa. E’ qui che pubblico e privato, stato, regioni, comuni, aziende casa, fondazioni e investitori devono abbandonare vecchie contrapposizioni e lavorare nella stessa direzione: aumentare rapidamente l’offerta di alloggi Ers a canone accessibile. E non soltanto a Milano, Roma, Firenze, Bologna o nelle altre grandi città. Una vera politica della casa deve riguardare anche i centri medi e piccoli. Riabitare i comuni minori, recuperare immobili pubblici inutilizzati, creare servizi e collegamenti significa ridurre la pressione abitativa sulle grandi aree urbane.
L’Italia possiede un enorme patrimonio pubblico in disuso: prima di consumare nuovo suolo, dobbiamo avere la capacità di trasformarlo in una risorsa. E’ in questa direzione che Federcasa ha appena sottoscritto un protocollo con Invimit per realizzare una progettualità del patrimonio pubblico potenzialmente utilizzabile nell’ambito del Piano Casa con l’utilizzo dei singoli fondi regionali. L’obiettivo è favorire, anche attraverso le risorse regionali, nuove iniziative di edilizia residenziale sociale. La sfida è costruire un nuovo Ers pubblico: case a canone accessibile, patrimonio che rimane nel tempo a disposizione delle comunità e gestione affidata a soggetti pubblici che conoscono territori, famiglie e bisogni.
Non esiste una sola emergenza casa e, dunque, non può esistere una sola risposta. L’Erp deve continuare a proteggere chi non può permettersi il mercato. L’Ers deve invece diventare la grande infrastruttura sociale per quella fascia di italiani che non è abbastanza povera per una casa popolare, ma rischia di essere troppo povera per avere una casa. Se riusciremo a tenere distinti questi due mondi e, nello stesso tempo, a farli lavorare insieme, forse la nuova attenzione europea e italiana per la casa non sarà soltanto una stagione politica. Potrà diventare finalmente una politica abitativa.
Marco Buttieri, Presidente Federcasa