La crisi di Piombino, modello per Taranto

Per il ministro delle Imprese era “un progetto di politica industriale nazionale”. Dopo due anni di trattative non è stato ancora piantato un solo bullone e Metinvest cerca un terzo socio per ridurre la propria quota dal 75 al 49 per cento. il termine per salvare il progetto è dicembre

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Foto ANSA

“Impegno mantenuto”, diceva il ministro delle Imprese Adolfo Urso nel novembre 2024, dopo un tavolo su Piombino: “Il sito si avvia a tornare protagonista della siderurgia nazionale”. Da allora il ministro ha ripetuto che Piombino non era più una crisi, ma “un progetto di politica industriale nazionale”, con 1.500 lavoratori e un investimento da 3,2 miliardi. Ancora ad agosto: “Se ci siamo riusciti a Piombino ci riusciremo anche a Taranto”.
Nel frattempo, l’Ilva è ormai chiusa e anche Piombino non sta tanto bene. Il progetto Metinvest-Danieli prevede un nuovo forno elettrico e avrebbe dovuto assorbire almeno 500 lavoratori Jsw, da anni in cassa integrazione. La produzione, inizialmente prevista per il 2028, è slittata alla fine del 2029. Dopo due anni di trattative non è stato ancora piantato un solo bullone e Metinvest, alle prese con le difficoltà finanziarie legate alla guerra in Ucraina, cerca un terzo socio per ridurre la propria quota dal 75 al 49 per cento. Il nuovo partner non è stato trovato e il termine per salvare il progetto è dicembre.
Ieri Bloomberg ha riferito che Metinvest starebbe valutando addirittura l’uscita completa dalla joint venture con Danieli, cedendo la propria partecipazione. Il ceo di Metinvest Adria ha smentito: “Il progetto di Piombino procede secondo iter previsto”. Ma se Piombino deve essere il modello per Taranto, il finale pare segnato.