Al puzzle energetico serve il nucleare. Il libro di Testa e Zollino

I due autori, che nel 1987 votarono contro l'atomo per poi cambiare idea, raccontano il contesto energetico globale e il caso italiano nello specifico. Un'analisi senza pregiudizi

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Foto ANSA

Per una curiosa coincidenza, proprio nei giorni in cui il Senato ha dato il via libera definitivo alla legge delega sul nucleare, è arrivato nelle librerie l’ultimo libro di Chicco Testa e Giuseppe Zollino, “Il pezzo mancante. Il nucleare nel puzzle dell’energia” (il Mulino). Il volume rappresenta un’efficace guida per orientarsi in una giungla di opinioni sempre più intricata: l’atomo è una fonte energetica del passato o del futuro? Rappresenta un rischio insostenibile oppure è un’energia sicura? Ci farà risparmiare o spendere ancora di più?
Il ragionamento di Testa e Zollino si articola in due parti: la prima è dedicata al contesto energetico in generale, la seconda si concentra sul nucleare e l’Italia. Questa divisione è funzionale a un approccio serio. Gli autori prendono le mosse dalla questione energetica a livello globale: man mano che la popolazione globale e il reddito pro capite crescono, saranno necessarie quantità sempre maggiori di energia. Ma la minaccia del cambiamento climatico ci pone un vincolo: pur nella consapevolezza che dovremo dipendere dai combustibili fossili ancora a lungo, dobbiamo cercare di limitarne l’utilizzo per quanto possibile. Per raggiungere tale obiettivo, è necessario perseguire simultaneamente due strategie: da un lato l’elettrificazione dei consumi, cioè la progressiva sostituzione delle tecnologie esistenti (per esempio con l’auto elettrica o le pompe di calore). L’altra sfida è generare sempre più elettricità da fonti prive di emissioni, riducendo e infine annullando (o quasi) il ruolo dei fossili. Questo spiega l’attenzione per le rinnovabili, che negli ultimi anni hanno conosciuto una crescita spettacolare, e per il nucleare, che rimane una delle più importanti fonti low-carbon a livello globale. Beninteso, la situazione nei paesi in via di sviluppo, caratterizzati da un’impetuosa crescita economica e dei consumi energetici, è differente rispetto alle nazioni industrializzate, dove invece consumi ed emissioni hanno da tempo smesso di crescere: ma vi è un evidente interesse nella ricerca di soluzioni comuni e spetta soprattutto alle economie più floride di investire nella ricerca e sviluppo di alternative pulite.
Qui si innesta la seconda metà della riflessione, che effettua una sorta di zoom sul nostro paese. Testa e Zollino seguono un approccio laico: sebbene le loro posizioni siano note, si sforzano di non prendere le parti di nessuno e di far derivare le opinioni dai fatti, non viceversa. Del resto, c’è un elemento autobiografico in questo percorso: entrambi confessano di aver votato contro l’atomo nel referendum del 1987, ma di aver cambiato quando hanno approfondito la tematica negli anni successivi. Dopo aver illustrato le caratteristiche degli impianti nucleari e averne discusso le prestazioni storiche in termini di sicurezza, presentano i risultati di diversi scenari. Il libro si concentra sull’Italia: analizza le caratteristiche del nostro sistema produttivo e applica diverse ipotesi. Per farlo, prende situazioni stilizzate – come l’installazione di un data center in Lombardia o in Puglia – e valuta cosa cambierebbe se si utilizzassero, in un caso, solo fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico), nell’altro, un mix tra rinnovabili e nucleare (oltre al gas in quota variabile). Inoltre, mostrano come cambiano gli scenari al variare dei prezzi del metano. Poiché la produzione delle fonti rinnovabili cambia con le stagioni e non è interamente prevedibile, più si spinge l’acceleratore, più diventa necessario sovradimensionare il sistema e potenziare le reti e aggiungere sistemi di accumulo. Gli autori considerano inoltre il costo del nucleare lungo l’intero ciclo di vita degli impianti, mostrando come il peso dell’investimento iniziale incida sul confronto con le altre tecnologie in funzione dell’orizzonte temporale considerato.
Testa e Zollino non mettono in discussione che, in astratto, eolico o fotovoltaico siano meno costosi del nucleare, ma questo vale solo “se confrontiamo ciascuna tecnologia singolarmente, trascurando variabilità, stagionalità e contemporaneità di generazione”. I consumatori vogliono energia quando ne hanno bisogno, non quando gli elementi atmosferici si prestano: quindi occorre concentrarsi sul sistema nel suo complesso, non sulle singole fonti che concorrono a erogare la potenza richiesta. Il costo complessivo dell’elettricità, in altri termini, non coincide con il costo medio della produzione delle singole tecnologie, ma comprende la spesa necessaria per avere energia in un certo momento e in un certo luogo. E questa dipende, oltre che dagli impianti di generazione, anche dalle infrastrutture per il trasporto dell’energia, dalle batterie e dagli eventuali incentivi. Ecco allora che “variabilità, stagionalità e contemporaneità assumono un peso rilevantissimo”. La conclusione è che sarebbe sbagliato pensare di poter risolvere tutti i nostri problemi con una sola tecnologia (o usandone solo alcune ed escludendone altre). Il nucleare può dare un contributo fondamentale per minimizzare i costi e ridurre le emissioni: nell’atomo, Testa e Zollino non vedono un’inesistente pallottola d’argento ma, come appunto suggerisce il titolo del libro, la tessera mancante in un puzzle che è già abbastanza complicato, senza bisogno che lo rendiamo impossibile nel nome di qualche pregiudizio.