Economia
L'analisi •
Il problema dell’Antitrust rispetto al taglio di Eni sui carburanti
In merito alla decisione di mettere un tetto al prezzo di benzina e gasolio, avrà l'Agcm il coraggio di accendere un faro rimanendo coerente con la sua storia e con i principi costantemente riaffermati, oppure chiuderà gli occhi davanti a uno dei casi più vistosi di annuncio pubblico di prezzo degli ultimi anni?
29 SET 26

Foto Ansa
C’è un dettaglio, nella decisione di Eni di mettere un tetto al prezzo di benzina e gasolio, che rischia di passare inosservato. Ed è probabilmente il più interessante dal punto di vista della concorrenza. Eni ha annunciato pubblicamente il prezzo massimo praticato dalla propria rete: 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, per almeno trenta giorni e, forse, fino alla fine dell’anno. L’annuncio è stato seguito da IP, che ha comunicato a sua volta che applicherà “progressivamente” un prezzo massimo, senza però indicarne, per ora, il livello. Nel passato, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) ha sempre considerato questo tipo di dichiarazioni pubbliche problematiche per la concorrenza. Cosa farà questa volta?
I precedenti sono istruttivi e, tra loro, coerenti. Nel 2007 l’Autorità Antitrust contestò alle principali compagnie petrolifere un possibile coordinamento dei prezzi consigliati: gli annunci periodici dei prezzi potevano facilitare il parallelismo. Il procedimento si concluse con impegni che prevedevano, tra l’altro, la cessazione della pubblicazione dei prezzi consigliati. Nel 2016 aprì un’istruttoria sull’Rc Auto proprio a partire da dichiarazioni pubbliche delle principali compagnie sulle future strategie di prezzo: tali annunci, scrisse l’Antitrust, potevano essere manifestazione di un’intesa. E, più recentemente, nel 2023, ha svolto un procedimento contro le compagnie petrolifere per un presunto accordo sulla componente bio dei carburanti, che si sarebbe concretizzato proprio attraverso la pubblicazione del suo valore da parte di Eni e altri.
Questi casi hanno avuto esiti diversi; l’ultimo è oggetto di contenzioso. A dirla tutta, non sempre il ragionamento dell’Autorità è convincente, perché il parallelismo di prezzi può avere diverse spiegazioni. Solo che l’Antitrust, tipicamente, è andata dritta alla tesi della collusione, facendosi forte di qualunque forma di scambio di informazioni. Qui si va oltre lo scambio di informazioni: il primo operatore del mercato ha fissato pubblicamente un prezzo massimo; un altro grande operatore, ha annunciato che farà lo stesso. Quindi, che farà l’Autorità? La differenza rispetto ai precedenti, certo, è sostanziale: qui si annuncia un tetto e non un aumento, e lo si fa con un impegno verso i consumatori, non con un’intenzione rivolta di fatto ai concorrenti. E un prezzo più basso è, nel breve periodo, una buona notizia per gli automobilisti. Ma il meccanismo informativo non è poi così diverso: un’impresa rende noto a tutti, concorrenti compresi, quale prezzo non intende superare; un concorrente risponde annunciando un tetto analogo. Altri ancora potrebbero seguire, con o senza dichiarazioni pubbliche. E la letteratura è piena di “cap” che diventano “target”.
La domanda, dunque, è semplice: l’Antitrust avrà il coraggio di accendere un faro? Delle due, infatti, l’una: o è coerente con la sua storia e con i principi costantemente riaffermati, considerando l’annuncio e ancor più la risposta del concorrente come elementi meritevoli di approfondimento; oppure chiude gli occhi davanti a uno dei casi più vistosi di annuncio pubblico di prezzo degli ultimi anni. Soprattutto se l’esito fosse quello auspicato dal governo, cioè un allineamento dei prezzi attorno al livello dichiarato, Piazza Verdi non avrebbe molte alternative, a meno di sconfessare la linea seguita finora.
Questa volta, la prova non riguarda il livello dei prezzi. E’ stabilire se le regole della concorrenza valgano allo stesso modo quando si contesta un aumento dei prezzi, peraltro non sempre dimostrato, e quando gli annunci, almeno nell’immediato, fanno risparmiare gli automobilisti, piacciono al governo e raccolgono consenso. E cosa succederà quando i prezzi all’ingrosso caleranno, e le compagnie si saranno attestate attorno a uno stesso valore? L’Antitrust ha sostenuto, a più riprese, che la trasparenza può diventare uno strumento di coordinamento tra concorrenti. Ora ha un caso concreto per dimostrare quanto vale quel principio: sacrificherà la popolarità alla coerenza o viceversa, col rischio di vanificare la credibilità delle sue ricostruzioni precedenti?