L'Istat conferma: deficit 2025 al 3,1 per cento. L'Italia resta in procedura d'infrazione

L'istituto nazionale di statistica ha certificato la stima di aprile. Giorgetti: "Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati". Mentre per Salvini è "surreale dipendere da logiche dello 'zero virgola'". Il debito è pari al 136,7 per cento del Pil, in aumento dal 134,2 per cento del 2024

22 SET 26
Ultimo aggiornamento: 12:40
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Foto Ansa

Il rapporto deficit/pil italiano si è attestato al 3,1 per cento. Lo ha rilevato l'Istat nell'aggiornamento dei conti economici nazionali tra il 2010 e il 2025 che confermano la stima precedente fatta ad aprile. Questo significa che l’Italia non uscirà dalla procedura d’infrazione Ue iniziata nel 2024 e che quindi ci sarà meno spazio per le misure da prendere nella legge di Bilancio. Si conferma poi il saldo primario, passato dallo +0,5 per cento del 2024 allo +0,8 per cento. La spesa per interessi è cresciuta del 2 per cento, in rallentamento rispetto all'anno precedente.
"Prendiamo atto, non senza rammarico, dei dati definitivi espressi dall'Istat sul rapporto deficit/pil 2025. Purtroppo l'Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha commentato a caldo il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Ben più dura è stata la reazione del leader della Lega Matteo Salvini. "È surreale che nel 2026 la seconda potenza industriale d'Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo, debba dipendere da meccanismi e logiche dello 'zero virgola' per capire se può o non può investire nel suo futuro", ha detto in collegamento con il Senato per la presentazione della relazione dell'Autorità dei trasporti. "Non sarà questo 0,1 a condizionare o limitare la nostra voglia di investire, innovare, mettere in sicurezza". 

Cosa dicono i dati dell'Istat

Da quanto risulta dai dati contenuti nella nota dell'Istat inoltre, il debito nel 2025 è pari al 136,7 per cento del Pil, in aumento dal 134,2 per cento del 2024. Dall'analisi emerge una revisione al ribasso del dato dello scorso anno, rispetto alla precedente stima di aprile (137,1 per cento). Dalle tabelle risulta una limatura al ribasso anche per il debito del 2024 (ad aprile era stimato al 134,7 per cento). Limati anche i dati dei due anni precedenti: il dato del 2023 è rivisto al 134 per cento (dal 133,9), quello del 2022 al 138,3 per cento (dal 138,4).
Nel 2025 il Pil ai prezzi di mercato, si legge nella nota dell'Istat, è risultato pari a 2.265.003 milioni di euro correnti, con una revisione al rialzo di 6.954 milioni rispetto alla stima di marzo scorso. Per il 2024 il livello del Pil è stato rivisto al rialzo di 8.564 milioni di euro. Nel 2025 il tasso di variazione del Pil in volume è stato pari a 0,6 per cento, 0,1 punti percentuali in più rispetto alla stima del marzo scorso. Sulla base dei nuovi dati, nel 2024 il Pil in volume è aumentato dell'1,1 per cento, con una revisione positiva di 0,3 punti percentuali. Nel 2025 gli investimenti fissi lordi sono aumentati in volume del 3,9 per cento, i consumi finali nazionali dello 1,0 per cento, le esportazioni di beni e servizi dell'1,7 e le importazioni del 4,2. Inoltre valore aggiunto in volume nel 2025 è aumentato dello 0,8 per cento nel settore dell'agricoltura, silvicoltura e pesca, dello 0,4 per cento nell'industria in senso stretto, del 2,6 per cento nelle costruzioni e dello 0,3 nel terziario.
L'istituto nazionale di statistica ha anche rilevato che la pressione fiscale complessiva, cioè l'ammontare delle imposte dirette, indirette, in conto capitale e dei contributi sociali in rapporto al Pil, nel 2025 è risultata in crescita e pari al 42,9 per cento - era 42,2 nel 2024 -, a seguito di un aumento delle entrate fiscali e contributive (+4,1 per cento), superiore rispetto a quello del Pil a prezzi correnti (+2,5 per cento). La revisione dell'Istat sul deficit del 2025 evidenzia ancora un "peggioramento" della stima per 355 milioni. Per il 2025, spiega la nota, la revisione "è stata al rialzo sia per le entrate, 1.991 milioni, sia per le uscite, 2.346 milioni, con un peggioramento della stima dell'indebitamento netto di -355 milioni". "Per le entrate le revisioni sono imputabili a rettifiche nella stima della produzione vendibile e per uso proprio (+1.758 milioni), delle altre entrate correnti (+538 milioni) e delle entrate in conto capitale (+536 milioni). Queste revisioni al rialzo sono state in parte compensate da quelle al ribasso delle imposte (-794 milioni), in particolare quelle indirette sull'energia, e dei contributi sociali (-47 milioni). La revisione delle uscite correnti è risultata di -142 milioni, a sintesi di rettifiche positive per le altre uscite correnti di +1.271 milioni e negative per tutte le altre poste. Le uscite in conto capitale sono state riviste al rialzo (+2.488 milioni), principalmente per gli investimenti".