“Più gas e petrolio italiani per l’industria”. Parla Piras (Uiltec)

La segretaria generale della categoria difende il decreto "sblocca trivelle" del governo: “Aumentare le estrazioni è indispensabile in un momento eccezionale come questo”. E propone di andare avanti con la vendita di gas a prezzo calmierato alle imprese energivore

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Aumentare le estrazioni di gas e petrolio in Italia è un’operazione “indispensabile e non più rinviabile per l’interesse del paese, in un momento eccezionale in cui servono misure straordinarie”. Daniela Piras è la segretaria generale della Uiltec, la categoria che rappresenta i lavoratori dell’energia e dell’industria. Al Foglio dice che il decreto legge all’esame del Senato, con cui il governo punta a dare tempi certi ai procedimenti per le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi sulla terraferma, è un’iniziativa positiva, anche per la figura commissariale che introduce nel caso in cui le regioni non esprimano l’intesa entro i tempi previsti. “Sono sempre stata contro l’autonomia differenziata, soprattutto per i temi relativi alla gestione idrica ed energetica. La strategia deve essere in capo al governo centrale e non alle regioni, perché risposte diverse possono discriminare alcuni territori rispetto ad altri”.
Non la pensa così la Cgil. In Basilicata, la regione dove oggi si estrae il 30 per cento del gas e l’80 per cento del greggio italiani, il sindacato ha criticato il decreto perché ha una “visione regressiva” e ha proposto la riconversione dei siti produttivi. “Io so che ho una responsabilità nei confronti del sistema industriale e dei lavoratori che rappresento”, dice Piras, spiegando perché la sua posizione non coincide con quella del sindacato di Landini. “Per questo sostengo le azioni che vanno incontro alle loro esigenze e a quelle delle famiglie, che stanno pagando un costo energetico non più sostenibile al quale non riusciamo a dare una risposta”. Il prezzo dell’energia resta la variabile che più incide sulla competitività dell’industria italiana e i conflitti stanno ridisegnando le rotte. “Siamo in una condizione di dipendenza rischiosa. Abbiamo smesso di essere dipendenti dalla Russia ma lo siamo da altri paesi. Ci sono settori industriali che non possono ancora fare a meno del gas e noi abbiamo rinunciato a estrarlo, ma per almeno vent’anni saranno ancora necessarie grandi quantità”. Per Piras questo orizzonte di tempo dovrebbe coincidere con un piano energetico per la politica industriale. “Aumentare le estrazioni non può essere una soluzione a lungo termine, ma in questo momento è una necessità”.
Secondo le stime della Uil, con i giacimenti già esplorati e le infrastrutture esistenti si potrebbe raddoppiare in un paio d’anni la produzione annuale di greggio e di gas, passando rispettivamente a otto milioni di tonnellate e a sei miliardi di metri cubi. Numeri che appaiono piccoli di fronte ai consumi – pari a 55 milioni di tonnellate per il petrolio e 63 miliardi di metri cubi per il gas – ma che secondo la Uil potrebbero trasformarsi in un vantaggio per l’industria e i lavoratori. Sia per quelli dei distretti petroliferi, che offrono occupazione qualificata e ben pagata, sia per le aziende che consumano grandi quantità di gas. “La Gas release è stata un’intuizione molto valida, che dava senso alle autorizzazioni perché rispondeva a un’esigenza del paese. Purtroppo non c’è stato il coraggio di portarla a compimento”, dice Piras. Il meccanismo, secondo la segretaria, dovrebbe essere riproposto come condizione per l’eventuale aumento della produzione: il gas nazionale dovrebbe essere venduto a prezzo calmierato alle aziende energivore che non possono prescindere da questa fonte. L’altra condizione proposta è l’investimento in tecnologie come la cattura e lo stoccaggio della CO2. Per il petrolio, invece, l’obiettivo è anche rafforzare la capacità di raffinazione nazionale. Il greggio estratto in Basilicata rifornisce direttamente la raffineria di Taranto attraverso una pipeline: “Aumentiamo la nostra capacità di raffinazione e ci rendiamo meno dipendenti dall’estero”. D’altra parte, rilanciare l’estrazione di gas e petrolio era uno degli obiettivi del governo Meloni. Quattro anni dopo, però, la produzione non è aumentata.
Il decreto intanto ha iniziato il suo iter parlamentare. Il Pd lucano ha espresso netta contrarietà, in linea con la Cgil. “Credo che tutti dovrebbero pensare alle lavoratrici, ai lavoratori e alle realtà produttive. E che dovremmo avere tutti un obiettivo, tenere insieme attraverso scelte responsabili la sicurezza energetica, la competitività industriale, la tutela dell’occupazione e la transizione ambientale”.