Economia
Stime da rivedere •
Sorpresa: l’Istat dice che pil e lavoro vanno meglio del previsto
Occupazione ai massimi, lavori a termine in calo e crescita trainata dai consumi. E’ stato affrontato bene lo shock del petrolio, ora bisogna affrontare quello del gas. Occupati al 62,3 per cento. Un record storico

Foto ANSA
I dati dell’Istat sul pil e sul mercato del lavoro sembrano suggerire che tutto è stabile. I conti economici confermano le stime preliminari: nel secondo trimestre il pil è aumentato dello 0,2 per cento rispetto al trimestre precedente e dell’1 per cento su base annua, con una variazione acquisita nel 2026 dello 0,8 per cento. Mentre sul fronte del lavoro, a luglio il numero degli occupati è stabile rispetto a giugno, con un leggero calo di disoccupati e inattivi. Ma in realtà, sotto la stabilità, i numeri segnalano una tendenza positiva rispetto alle previsioni. Sia sulla crescita sia sull’occupazione.
E’ vero che a luglio gli occupati sono rimasti pressoché gli stessi rispetto a giugno (+3 mila), ma l’Istat ha corretto la serie precedente alzando il livello degli occupati di 60 mila unità: vuol dire che, secondo i dati di un mese fa, a giugno c’erano 24 milioni e 310 mila occupati mentre ora ce ne sono 24 milioni e 370 mila, con un tasso di occupazione che è stato rivisto al rialzo dal 62,9 al 63,2 per cento (record storico).
Ciò significa che dall’inizio dell’anno ci sono circa 230 mila occupati in più, +307 mila in un anno e tutti a tempo indeterminato (gli occupati a termine sono -82mila).
Per quanto riguarda il pil, tutte le previsioni erano più fosche: +0,5 per cento per la Commissione europea; +0,5 per cento l’Fmi; +0,6 per cento il Mef del Dfp di aprile. Le stime, effettuate nella prima parte dell’anno, ipotizzavano un effetto più depressivo dello shock energetico causato dalla guerra nel Golfo persico. E invece l’economia ha reagito meglio delle aspettative. Secondo i dati ormai consolidati dell’Istat, per la prima metà dell’anno la variazione acquisita del pil è pari allo 0,8 per cento. Quindi già oltre le previsioni per l’intero anno. Ma si tratta di una stima corretta per gli effetti del calendario.
Se si considera che il 2026 ha tre giorni lavorativi in più rispetto all’anno passato, che sono pari a circa 0,15 punti di pil aggiuntivi, allora si arriva quasi all’1 per cento di crescita annua, ipotizzando un pil stagnante per la seconda parte dell’anno (né crescita né recessione). Molti analisti stanno aggiornando le previsioni, ad esempio Oxford Economics ha alzato la stima sul pil per il 2026 a +0,9 per cento (a cui vanno aggiunti tre giorni lavorativi in più, quindi attorno all’1 per cento).
Il dato sorprendente, almeno rispetto ai timori di inizio anno, riguarda il fatto che la crescita è trainata dai consumi e in particolare dalla spesa delle famiglie aumentata dello 0,4 per cento su base trimestrale e dell’1,3 per cento su base annuale. Insomma, le famiglie hanno complessivamente retto allo shock energetico che ha riguardato soprattutto petrolio e carburanti. Per il resto dell’anno, le criticità possono riguardare soprattutto il gas che ha superato i 70 euro Mwh (mentre lo scorso anno era a 30 euro), in un contesto in cui gli stoccaggi europei sono sotto i livelli abituali e l’Italia è molto esposta al prezzo del metano.
In sostanza, non si sa come andrà l’economia nella seconda metà dell’anno ma nella prima è andata meglio di quanto si immaginasse: pil e occupazione crescono più del previsto. E’ stato affrontato bene lo shock del petrolio, ora bisogna affrontare quello del gas.
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Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali
