Economia
Il dato •
Il compromesso al ribasso del governo sul Safe fa perdere 3 miliardi di euro
Chiedendo 8 miliardi invece dei 15 prenotati, l'Italia spenderà più in interessi dato che le spese erano già previste nel bilancio e il Btp è più costoso del debito europeo
28 AGO 26

Alla fine, il governo ha scelto di chiedere 8 miliardi del fondo europeo Safe per la difesa sui circa 15 miliardi originariamente prenotati. “Abbiamo deciso di utilizzarne di meno perché serve investire di più in sanità e politiche sociali”, ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani al Meeting di Rimini. La verità è l’esatto opposto. Il governo potrà spendere di meno in sanità e politiche sociali perché non ha chiesto tutti i fondi Safe disponibili.
La questione è abbastanza semplice e si compone della risposta a due domande. I tassi di interesse del Safe (Security Action for Europe) sono più alti o più bassi rispetto a quelli dei Btp italiani? E i prestiti del Safe andranno a finanziare spesa aggiuntiva o no?
Alla prima domanda, sebbene settori della Lega vicini a Salvini – come il sen. Claudio Borghi e l’on. Alberto Bagnai – sostengano che non ci sia convenienza economica nell’uso dei prestiti europei, ha già risposto il governo in due documenti ufficiali. Nel Dfp (Documento di finanza pubblica) di aprile, il Mef guidato dal leghista Giancarlo Giorgetti ha già fatto una valutazione chiara: “Lo strumento [Safe] offre alcuni vantaggi finanziari rispetto alle emissioni sovrane standard. I prestiti beneficiano dell’elevato rating creditizio dell’Unione europea, offrono scadenze molto lunghe, fino a 45 anni, e includono un grace period di 10 anni per il rimborso del capitale”. Stesso giudizio espresso dal ministero della Difesa nel Documento programmatico pluriennale 2025-27, in cui c’è la pianificazione degli investimenti per le Forze armate.
La scelta di chiedere il Safe, scrive il ministro Guido Crosetto, “consente di sostenere l’ammodernamento dello Strumento militare con una modalità di finanziamento più vantaggiosa rispetto al debito pubblico ordinario”. Pertanto, a parità di spesa, è chiaro che è più conveniente indebitarsi con un titolo europeo a tassi inferiori rispetto al debito italiano.
Ma ecco che bisogna rispondere all’altra domanda. Si tratta di un aumento di spesa? Perché l’Italia potrebbe decidere, semplicemente, di aumentare la spesa meno dei 15 miliardi previsti dal Safe e quindi di indebitarsi di meno. Non avrebbe quindi senso chiedere tutti i prestiti prenotati. Ma non è questo il caso. E a dirlo, a chiare lettere, è sempre il governo. “I prestiti Safe – c’è scritto nel Dfp presentato da Meloni e Giorgetti e approvato dal governo – sono coerenti con il sentiero della spesa per investimenti in difesa previsto nella legislazione vigente”. Vuol dire che il piano presentato a suo tempo alla Commissione Ue include tutte voci di spesa di programmi già inclusi negli attuali capitoli di bilancio. Non si tratta, cioè, di spese aggiuntive. Questa lettura è stata peraltro confermata, più recentemente, dal ministro Crosetto: “Il Safe, per come è stato impostato, è uno strumento di finanziamento della spesa militare non aggiuntivo, ma di quella prevista a bilancio – ha detto in audizione parlamentare – è una scelta totalmente tecnica su quanto Safe utilizzare in alternativa al Bot”. Stesso ragionamento fatto a giugno da Giorgetti, quando ha detto che “come ministro delle Finanze devo valutare se questi 15 miliardi di Safe come debito costano di più o di meno rispetto al Btp”.
Prendendo tutti i 15 miliardi di Safe l’Italia, semplicemente, sostituirebbe un finanziamento con debito europeo più conveniente a un finanziamento con debito italiano più costoso per spese già previste. Un’operazione finanziaria che, peraltro, è già stata abbondantemente usata con il Pnrr. Sulla valutazione economica non ci sono dubbi: sul totale di 15 miliardi, il risparmio su tutta la durata del finanziamento sarebbe di circa 6 miliardi.
Il problema è che, al contrario di quanto dicono i ministri, la decisione non è stata tecnica ma politica. Si scontravano esigenze e visioni diverse. Per Crosetto, che pensa alla sicurezza, l’importante è aumentare o accelerare gli investimenti militari programmati, a prescindere dalla fonte di finanziamento: usare Safe solo per la spesa già prevista è irrilevante. Per Giorgetti, al contrario, che guarda al deficit e alla procedura d’infrazione, l’importante è minimizzare le uscite: l’ideale sarebbe usare tutto il Safe per la spesa già prevista. Per Meloni (e Tajani) l’importante è non fare una pessima figura in Europa rinunciando ai fondi Safe dopo averli prenotati. Per Salvini e i suoi, che invece sentono la pressione di Vannacci, l’importante è non usare i fondi Safe (o usarne il meno possibile) perché sono contrari all’Europa e alle spese militari.
Il risultato di compromesso è stato chiedere il Safe, ma non tutto: 8 miliardi su 15. Circa la metà. Che vuol dire 2-3 miliardi in più di spesa per interessi sul finanziamento. E quindi meno risorse disponibili per la sanità, il welfare o la riduzione delle tasse. A protestare dovrebbero essere le opposizioni. Ma il campo largo da un lato e Vannacci dall’altro, anziché criticare il governo perché non prendendo tutto il Safe spende troppo in interessi, accusano il governo perché prendendo un po’ di Safe spende troppo per la Difesa.