Il Monte prova a farsi grande per non farsi comprare

Mps lancia due ops interamente in azioni su Banco Bpm e Banca Generali: 34 miliardi, più un dividendo straordinario da 4. È la risposta all'opas di Intesa Sanpaolo. Il voto decisivo il 29 ottobre

21 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 10:40
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Trentaquattro miliardi per non farsi comprare. Dopo sette ore di consiglio a Siena, Mps ha approvato due offerte pubbliche di scambio volontarie e parallele, interamente in carta propria: 25,35 miliardi su Banco Bpm, 8,72 su Banca Generali. Nove voti a favore, compreso quello di Corrado Passera, astenuti i quattro consiglieri di minoranza, che da mesi lamentano di essere tenuti fuori dalle decisioni strategiche.
Il meccanismo è semplice. Chi porta un'azione Banco Bpm riceve 1,567 azioni Mps, senza alcun premio. Chi porta un'azione Banca Generali ne riceve 6,958, con un premio del 10 per cento sui prezzi del 19 agosto. Nessun esborso di cassa: Siena paga stampando titoli. A adesione piena, e contando la già avvenuta fusione di Mediobanca nel Monte, gli attuali soci Mps resterebbero al 50,1 per cento del gruppo combinato, quelli del Banco al 37,2, quelli di Banca Generali al 12,7.
È una mossa in difesa. L'8 giugno Intesa Sanpaolo ha lanciato un'opas da 30,6 miliardi su Mps – 1,6 azioni proprie più un euro per ciascun titolo del Monte – con l'obiettivo di incamerare Mediobanca, la quota in Generali e metà della rete senese, girando l'altra metà a Unipol. La contromossa di Luigi Lovaglio consiste nel gonfiare la preda: un Monte da 466 miliardi di attivo, 810 miliardi di masse complessive, oltre 2.600 sportelli, terzo gruppo bancario italiano, diventa un boccone assai più costoso e politicamente più delicato. Sinergie stimate in 2,6 miliardi annui ante imposte, costi una tantum per 2,5 miliardi tra il 2027 e il 2029, cost/income al 36 per cento contro il 46 attuale.
Poi ci sono i soldi per convincere i propri azionisti a restare. Mps propone un dividendo straordinario da 4 miliardi, 1,208 euro per azione: 0,302 in contanti e 0,906 in titoli Assicurazioni Generali, per circa il 4,5 per cento del capitale del Leone. Un miliardo in più della componente cash offerta da Intesa, con l'aggiunta di una partecipazione che rimette Siena e Trieste allo stesso tavolo: Mps parla esplicitamente di un "primo passo" verso una collaborazione industriale con il gruppo Generali.
Restano gli ostacoli, e non sono pochi. La passivity rule impone che le misure difensive passino dall'assemblea, convocata per il 29 ottobre: servono i due terzi, in una compagine dove Delfin e Caltagirone si sono già schierati su fronti opposti al rinnovo del cda di aprile. Le offerte sono condizionate a un'adesione minima del 50 per cento più un'azione e alle autorizzazioni regolamentari, con chiusura prevista entro metà febbraio 2027. Sul Banco Bpm pesa infine Crédit Agricole, primo socio con il 29,3 per cento, la cui freddezza aveva già fatto naufragare la fusione alla pari proposta il 7 giugno: i francesi possono restare nel nuovo gruppo con una quota sopra il 10 per cento oppure farsi liquidare in filiali e asset.
Silenzio da Banco Bpm e da Banca Generali, il cui consiglio si riunisce oggi. Silenzio anche da Intesa, che finora si è detta certa della bontà della propria offerta. Sul fronte politico, Lovaglio incassa la sponda di Giorgia Meloni e del Pd, oltre al sostegno bipartisan degli enti senesi e toscani. Il mercato, per ora, guarda: alla vigilia Mps ha ceduto lo 0,3 per cento, Banco Bpm ha guadagnato lo 0,7, Banca Generali l'1,3. Male solo Unipol, meno 3.