La scommessa di Musk e la pericolosa corsa al rialzo dell’high tech

Space X si espande, ma non genera profitti industriali. Starlink copre la metà del fatturato, mentre il suo fondatore ha deciso di investire maggiormente sull'Ai per colmare il distacco da Anthropic e OpenAI

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Chi aveva comperato titoli Space X prima dell’offerta iniziale in borsa, da ieri può vendere perché è scaduto il lock-up, cioè l’impossibilità di farne quel che vuole. Si tratta di una prima occasione riservata agli insider e sul mercato le azioni disponibili raddoppiano fino a 1,55 miliardi. L’Ipo a Wall Street, il 12 giugno scorso, era partita con un prezzo ufficiale di 135 dollari per azione, già alla fine della seduta di quel venerdì era arrivata a 161 dollari e martedì 16 toccava il record di 201,80 dollari. Ieri ha esordito a 107,16 euro. Non si sono viste ieri in mattinata valanghe di vendite, a rischio di rimetterci; c’è stato un rimbalzo a 115, una discesa a 110, una risalita a 111, insomma uno yo-yo. I 4.400 dipendenti detentori di azioni diventeranno milionari, era stato scritto, da quel che si capisce preferiscono attendere sperando che l’uomo più ricco del mondo mantenga le sue promesse. Ad aggiungere benzina sul fuoco c’è anche la storia pubblicata proprio ieri dal Wall Street Journal che racconta di una colossale truffa ordita a danno di un ignaro investitore il quale aveva affidato i suoi risparmi al fondo Late State Management, una società veicolo specializzata in acquisti indiretti proprio di titoli Space X. Rum Rupireddy aveva comprato in anticipo e pensava di possedere 2.500 azioni con un valore di almeno 30 mila dollari invece scopre che erano state cedute nel 2024. Musk non c’entra, ma la dice lunga su come la corsa al rialzo delle imprese high tech stia diventando pericolosa. E’ stata da più parti ricordata la febbre delle dot-com che portò all’esplosione della bolla nel marzo 2000. La storia del Wall Street Journal evoca gli spettri dei mutui subprime.
Imbrogli a parte, sono i fondamentali economici a ballare. Space X ha presentato i primi conti dopo la quotazione in borsa: tra aprile e giugno il fatturato ha raggiunto i 7,8 miliardi di dollari con un aumento del 92 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025. Se si prendono i primi sei mesi di quest’anno i ricavi arrivano a 12,5 miliardi. Eppure Wall Street ha preso male queste notizie e il titolo ha perso il 12 per cento. Chi investe ha guardato non solo ai ricavi, ma ai guadagni, e qui il bilancio è ancora in rosso, meno di prima, ma sono pur sempre 541 milioni di dollari in tre mesi. In ogni caso, Space X si espande, ma non genera profitti industriali e, a quanto pare, nemmeno più fantasmagorici guadagni di borsa. Si gonfia soprattutto grazie a Starlink che copre circa la metà del fatturato, poi ci sono le attività spaziali e adesso l’intelligenza artificiale alla quale va la maggior parte dei nuovi investimenti. Musk ha destinato 18,4 miliardi all’AI, solo 1,4 miliardi a Starlink e appena 1,2 miliardi ai razzi. Tutto questo ha prodotto debiti per 36,8 miliardi di dollari, rispetto ai 22 miliardi di tre mesi prima. Riassumiamo i conti di aprile, maggio e giugno: fatturato 7,8 miliardi; debiti per 36,8 miliardi; perdite per mezzo miliardo. Non fa niente, dice Musk, abbiamo tanto fieno in cascina, la liquidità arriva a 94,4 miliardi. Ma da dove proviene? Non dai profitti che non ci sono, quindi sono prestiti e leasing finanziari a giudicare dall’aumento delle passività. Elon apre il suo ben gonfio portafoglio? Ma in questo modo i dubbi sulla effettiva solidità del modello di business non fanno che aumentare.
I legittimi sospetti riguardano l’intero universo dell’AI. Gli investimenti sono sempre più ingenti, Goldman Sachs stima che siano 750 miliardi di dollari entro quest’anno destinati a raddoppiare. Vengono finanziati a debito sia verso chi compra azioni sia verso banche, fondi, veicoli finanziari o le stesse società fornitrici. Musk ha annunciato un accordo con Nvidia per sviluppare un hardware destinato a eseguire modelli e servizi di intelligenza artificiale direttamente su satelliti alimentati da pannelli solari. E ha rivelato che i primi Starlink V3 saranno lanciati con il prossimo volo Starship. Non vuole, quindi, lasciare indietro lo spazio, ma ora il suo obiettivo è sfidare i colossi dell’AI che sono più avanti di lui, a cominciare da Anthropic e OpenAI. Musk è come un ciclista costretto a pedalare senza fermarsi per non cadere, sperando di non restare senza fiato. Quanto è disposto a spendere per gonfiare ancor più il proprio orgoglio? E quanto possono rischiare i tanti Rum Rupireddy che gli hanno dato quattrini e fiducia? Altre innovazioni dirompenti avevano annunciato che i secolari pilastri del fare impresa erano superati. Non è successo. L’intelligenza artificiale è diversa, non è un portale internet né un mutuo immobiliare, è la nuova macchina mondiale. D’accordo, ma chi paga?