Il conto alla rovescia per la mossa di Orcel su Bpm dice “agosto”

Il Mef non è contrario e per prendere in contropiede Mps e Bpm c’è solo una strada: ops e ritorno di fiamma. Asse con Messina e Generali
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Se non ora, quando? Se non in questo torrido mese d’agosto, quando Andrea Orcel, ad di Unicredit, potrà realizzare il suo sogno proibito (finora) di acquisire Banco Bpm? Nel momento in cui Intesa Sanpaolo ha lanciato l’Opas su Montepaschi, è partito il conto alla rovescia per quello che sarà il match finale del grande risiko bancario italiano. Tic tac, le lancette dell’orologio corrono, ma non sarà questo, forse, il weekend decisivo, come ipotizzato, per conoscere la proposta alternativa a Intesa, vale a dire l’aggregazione tra il Monte e Bpm. Le cose negli ultimi giorni si sono complicate tra numeri che non tornano e lotte interne al cda di Siena. E ieri il ceo Carlo Messina ha lanciato addirittura un “whatever it takes” per dire che farà tutto ciò che è possibile per realizzare il suo piano in tandem con Unipol i cui soci hanno dato il via libera all’aumento di capitale di 2,5 miliardi per reperire le risorse necessarie
Troveranno la forza Mps e Banco Bpm per sbarrare la strada a una simile corazzata? Quello che si sa è che gli advisor hanno lavorato giorno e notte per cercare una soluzione. Ma non si prevedono novità a stretto giro e l’unico cda previsto è quello del 6 agosto per approvare i conti. D’altra parte, è agosto la finestra temporale in cui Mps dovrebbe muoversi se intende arrivare a formulare una proposta alternativa a Intesa che il mercato abbia il tempo di valutare. Difficile credere che Orcel stia guardando a tutto questo movimento solo da spettatore e non anche con l’occhio del banchiere dinamico pronto a cogliere le opportunità sullo scacchiere. La novità è che Orcel ha ricevuto ieri da Messina un’apertura esplicita per “collaborazioni future”. Vuol dire, secondo osservatori molto vicini alla partita, che il ceo di Intesa è disponibile a valutare la condivisione di asset di Mps che per ragioni Antitrust dovessero risultare in eccesso ed è anche un messaggio rassicurante per una futura convivenza in Generali.
Basterà tutto questo a Orcel per dirsi soddisfatto della sua posizione in Italia? Lo scatto felino non gli manca e la recente riappacificazione con il Mef guidato da Giancarlo Giorgetti suggellata da alcuni colloqui informali, come rivelato dal Foglio e mai smentito dalle parti, suggerisce che la strada per Banco Bpm non è più lastricata di ostacoli, come lo scorso anno con il golden power, ma è aperta qualora Unicredit decidesse di crescere in Italia accorciando la distanza proprio con Intesa Sanpaolo. Anzi. Un intervento di Unicredit su Banco Bpm assumerebbe un significato politico positivo per il Mef, che da un lato ha sempre visto di buon occhio la creazione di un terzo polo bancario con Mps, dall’altro è consapevole del fatto che l’offerta di Intesa su Siena è quella che allo stato ha le maggiori chance di successo. Se andasse in porto, la banca milanese guidata da Giuseppe Castagna resterebbe, come si dice, stand alone e sotto il controllo del Crédit Agricole, che ne possiede già il 30 per cento, con tutto ciò che questo comporta in termini di digeribilità per una parte importante della maggioranza di governo. In altre parole, se a contrastare l’ascesa francese in Italia fosse una banca italiana a vocazione internazionale come Unicredit, il Mef non avrebbe obiezioni.
Le cose cambiano e la sensibilità di Palazzo Chigi alle manovre del consolidamento bancario non è la stessa del 2025. Quest’anno, il risiko è all’incontrario: la politica si è adattata a uno scenario in cui le logiche di mercato stanno prevalendo soprattutto in funzione della stabilizzazione del controllo del gruppo Generali di cui, tra non molto, due grandi banche come Intesa Sanpaolo e Unicredit potrebbero essere il primo e il secondo socio. Una coabitazione pacifica (?) tra Messina e Orcel in quel di Trieste, ecco qual è a oggi lo scenario più probabile. Un test del nuovo corso di Unicredit in Italia è la dismissione della Banca del Mezzogiorno, controllata dallo stato attraverso il Mediocredito Centrale. Fonti finanziarie confermano che la banca guidata da Orcel ha presentato a luglio un’offerta non vincolante e anche lì dovrà vedersela con Crédit Agricole, interessata ad aumentare la capacità distributiva nel Sud Italia. Le offerte vincolanti sono attese per i primi di settembre e potrebbe esserci un testa a testa con i francesi se gli altri due pretendenti (Bcc-Iccrea in cordata con Pop Puglia e Basilicata e Credem) non dovessero avere la forza economica per competere con questi giganti. Tutto torna nell’universo del risiko bancario, che a volte si presenta come un gioco di specchi: guardi da una parte e ti accorgi che vedi solo l’immagine che dal lato opposto si riflette. Orcel ha in ballo una grossa partita in Germania, che si è chiusa sul piano finanziario ma è tutta aperta su quello industriale e della governance di Commerzbank. Nonostante questo, la banca da lui guidata ha la capienza patrimoniale per realizzare altre operazioni e una Bpm che resta da sola in pieno agosto è una tentazione a cui è difficile rinunciare. Come quando la moglie va in vacanza.