Economia
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Il programma di Schlein sull'energia non convince fino in fondo
La segretaria del Pd ha illustrato le sue idee in un colloquio con il direttore Cerasa. Insiste, giustamente, sulle semplificazioni normative, ma è stata vaga su Ets e fiscalità, e non ha risposto sul "modello Sardegna"
25 LUG 26

Foto LaPresse
Nella conversazione sul Foglio di giovedì, Elly Schlein ha espresso il suo programma di politica energetica, che può essere ricondotto a due grandi questioni. Primo: realizzare più rinnovabili, semplificando le procedure autorizzative e stabilendo che “là dove vi è un impianto vi sia una quota dell’energia prodotta che va alle piccole e medie imprese e alle famiglie con sconti sulla bolletta”. Secondo: riformare ma non sospendere l’Ets (Emissions Trading System).
Il modello di riferimento, più volte richiamato, è la Spagna. Tuttavia, il peso delle rinnovabili nei due paesi non è molto diverso: nel mese di giugno 2026, per esempio, hanno coperto il 54,5 per cento della produzione di energia elettrica in Italia, contro il 58,4 per cento in Spagna. Eppure, i prezzi erano radicalmente diversi: 132,5 euro/MWh contro 69,6 euro/MWh. Una differenza decisiva sta nel nucleare (18,3 per cento a giugno in Spagna), che riduce grandemente l’utilizzo del gas. Ha ragione la segretaria del Pd a dire che i tempi di realizzazione in Italia sarebbero lunghi: questo non toglie l’importanza di quello “zoccolo” di produzione a bassi costi marginali, senza cui i prezzi spagnoli sarebbero inspiegabili. Così come non bisogna sottovalutare che in Spagna c’è maggiore ventosità e che la morfologia del territorio è più favorevole ai grandi impianti fotovoltaici (in Italia perlopiù vietati dal decreto Agricoltura, senza che il Pd si sia opposto con particolare veemenza).
Comunque, i prezzi italiani dell’energia in borsa scenderanno con l’aumento delle rinnovabili. Schlein ha ragione a invocare semplificazioni (“In Spagna, i processi di autorizzazione durano due anni. In Italia, sei anni. Il fallimento, da questo punto di vista, non è un destino: è una scelta”). Ma elude la domanda di Claudio Cerasa sul “modello Sardegna”: la regione, che ha un’amministrazione di centrosinistra guidata da Alessandra Todde, ha escluso oltre il 99 per cento del territorio dalle aree idonee e si è scagliata contro la “speculazione” delle “multinazionali” delle rinnovabili. Schlein accusa Giorgia Meloni di immobilismo, ma negli ultimi anni il tasso di installazione di fonti energetiche rinnovabili è cresciuto da circa 1 GW/anno a circa 7 GW/anno. Nel solo primo semestre 2026 sono stati aggiunti 3,1 GW di fotovoltaico e 0,3 di eolico.
Naturalmente le ragioni sono diverse, molte indipendenti dal governo. Ma, in parte, è anche il frutto delle impugnazioni del governo contro le leggi regionali di centrosinistra contrarie alle rinnovabili (proprio giovedì la Corte costituzionale ha nuovamente bocciato la legge della Sardegna sulle aree non idonee: è la terza volta in due anni per la giunta Todde). C’è poco da semplificare se manca la volontà politica. Dare qualche beneficio economico ai residenti servirebbe a poco. Peraltro, già oggi chi realizza impianti industriali (incluse le energie rinnovabili) versa compensazioni territoriali; inoltre, ammesso che sia possibile, il costo ulteriore verrebbe scaricato su tutti gli altri consumatori.
Quanto all’Ets, non è chiaro come Schlein vorrebbe riformarlo: è favorevole, per esempio, all’inclusione dei termovalorizzatori e dei trasporti marittimi? Cosa pensa dell’Ets2, che lo estenderà a carburanti ed edifici a partire dal 2028, aggiungendo 10-12 centesimi al litro sui carburanti e 4-5 centesimi al metro cubo sul gas? La segretaria del Pd, inoltre, vorrebbe la riduzione delle imposte sull’energia elettrica: quali? Come può chiedere contemporaneamente di abbattere la fiscalità sull’energia elettrica e di abolire i sussidi ambientalmente dannosi (Sad), tra cui l’esenzione dalle accise sui consumi domestici di energia e l’applicazione di un’aliquota Iva ridotta? Perché, quando il governo si è mosso per ridurre i Sad, per esempio allineando le accise su benzina e gasolio, il Pd, invece di sostenerlo, lo ha attaccato?
Per Schlein, tutte le domande hanno un’unica risposta: le rinnovabili. Il problema è che tende a concentrarsi sui bassi costi di produzione, trascurando quelli necessari per integrarle nel sistema elettrico. Per esempio, il costo di produzione del fotovoltaico è molto basso, ma l’energia è disponibile solo quando c’è il sole: per averla di notte e d’inverno servono accumuli, flessibilità della domanda e reti più robuste, i cui costi erodono il vantaggio iniziale. Prima di promettere improbabili accelerazioni, Schlein dovrebbe spiegare come superare le resistenze interne al suo stesso partito ogni volta che, dal sostegno generale alla transizione, si passa a valutare i progetti specifici nel giardino del Campo largo.