Economia
le misure •
Scattano i nuovi dazi di Trump per oltre 60 partner commerciali, Ue compresa
Da oggi gli Stati Uniti applicano nuovi dazi tra il 10 e il 12,5 per cento, richiamandosi al Trade Act del 1974 e al pretesto del lavoro forzato. Esclusi dal pacchetto i beni già soggetti a dazi specifici come acciaio e automobili

Da oggi gli Stati Uniti applicano nuovi dazi tra il 10 e il 12,5 per cento su oltre 60 partner commerciali, Unione europea compresa. I dazi, annunciati dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio americano guidato da Jamieson Greer, sostituiscono quelli temporanei del 10 per cento introdotti da Trump e in scadenza proprio oggi, dopo che la Corte Suprema aveva bocciato gran parte dei dazi globali imposti a febbraio.
Stavolta la base giuridica cambia: non più i poteri di emergenza contestati dai giudici, ma la sezione 301 del Trade Act del 1974, pensata per colpire pratiche commerciali sleali legate al lavoro forzato. Come scrivevamo qui, ciò consente al presidente americano misure di rappresaglia commerciale contro un governo straniero che danneggi il commercio degli Stati Uniti. Il criterio è binario: ai paesi dotati di leggi contro il lavoro forzato viene applicato un dazio del 10, agli altri una maggiorazione del 2,5, per un totale del 12,5. Greer ha rivendicato la misura sostenendo che gli Stati Uniti vietano da quasi un secolo l'importazione di manodopera forzata e che è ora che i partner commerciali facciano lo stesso.
Le nuove misure, diffuse dall'Ufficio di Greer, colpiscono secondo lo stesso ufficio oltre il 99 per cento del commercio americano. Ai paesi dotati di leggi contro il lavoro forzato un dazio del 10 per cento, agli altri una maggiorazione del 2,5 per cento, per un totale del 12,5. Secondo il Washington Post, tra i paesi colpiti dall'aliquota più alta figurano Cina, Regno Unito e Giappone, privi di leggi che vietino l'importazione di merci prodotte con lavoro forzato. L'India ha ottenuto l'aliquota del 10 dopo l'approvazione di una normativa a tutela dei lavoratori. Greer ha detto che la multa a Google da 890 milioni di euro annunciata il 23 luglio dall’Unione europea mette a rischio l’accordo sui dazi e minaccia, di conseguenza, la relazione transatlantica.
Secondo la ricostruzione del Financial Times, tra i partner coinvolti figurano anche Corea del Sud, Canada, Ue e Brasile. Esclusi dal nuovo pacchetto i beni già soggetti a dazi specifici per sicurezza nazionale: acciaio, alluminio, automobili e componentistica.
Australia e Brasile hanno definito le tariffe ingiustificate e promesso battaglia per la revoca, mentre la Norvegia ne ha negato ogni fondamento. L'Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas ha parlato di uno "shock". L'Unione Europea aveva già definito “ingiustificate” le nuove misure.