La benzina del populismo

Il Pd torna a chiedere il taglio delle accise, usando i vecchi slogan della destra
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Foto Ansa

"Alla pompa di benzina non si paga in slogan”: lo ha detto il responsabile economico del Partito democratico, Antonio Misiani. Sono parole condivisibili ma farebbe bene a ripeterle al suo stesso partito. Il Pd, infatti, chiede “la riattivazione immediata del meccanismo delle accise mobili, per ridurre subito il prezzo alla pompa di benzina e gasolio”. I prezzi dei carburanti sono tornati a livelli sostenuti dopo la fine degli sgravi temporanei sulle accise, che tra la fine di marzo e l’inizio di luglio hanno drenato circa 1,5 miliardi di euro dal bilancio pubblico. Secondo le rilevazioni di lunedì, la benzina costava 1,91 euro/litro mentre il gasolio 2,04 euro/litro. Non è poco, ma sono valori lontani dai picchi di aprile (quando pure le accise erano di 20 centesimi più basse) e ancor più dal record di luglio 2022 (quando entrambi i carburanti, sebbene anche allora vigesse un regime di accise ridotte, sfioravano i 2,2 euro/litro).
Intervenire sulle imposte toglierebbe risorse preziose all’erario senza generare un beneficio misurabile, perché di pochi spiccioli a testa. Alimentandosi con l’extragettito Iva, l’accisa mobile vale appena 2,2 centesimi per ogni 10 di aumento rispetto ai valori di riferimento. Inoltre, pochi giorni fa il ministero dell’Ambiente ha pubblicato il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi (Sad) di cui si vede per la prima volta la riduzione proprio grazie all’allineamento delle accise (duramente criticata dal campo largo). Il Nazareno, per giunta, chiede “la presentazione del piano di utilizzo delle risorse legate alla flessibilità di bilancio ammessa dall’Unione europea per affrontare la crisi energetica”. La Commissione è stata fin da subito chiarissima: questi fondi non si possono usare per tagliare le accise ma per finanziare investimenti green. Elly Schlein dovrebbe spiegare se ritiene che la priorità sia la decarbonizzazione, e quindi agevolare l’abbandono delle fonti fossili, oppure il populismo. In questo caso può continuare a scimmiottare quegli stessi slogan elettorali che persino la destra – eccetto Vannacci – ha ormai gettato alle ortiche e con i quali non solo non si fa il pieno, ma neppure si governa.