La Difesa non toglie risorse al welfare: gliele assicura

Sicurezza e crescita si sostengono a vicenda. Se l’Europa non spende per assicurare la propria difesa non sarà competitiva e non potrà più finanziare il proprio sistema sociale

Immagine di La Difesa non toglie risorse al welfare: gliele assicura
E’ possibile aumentare le spese per la difesa senza mettere a repentaglio il sistema di welfare che i paesi europei hanno costruito nel corso degli ultimi 80 anni? Questa è la sfida cui devono far fronte i governi europei, in particolare nei paesi che devono risanare le loro finanze pubbliche in un contesto di crescita economica modesta e di rapido invecchiamento della popolazione. Una sfida resa ancor più ardua dall’impegno, sottoscritto nell’ambito della Nato, di aumentare le spese militari fino al 5 per cento del pil. Non è certo facile convincere i cittadini a rinunciare ai loro diritti acquisiti o a pagare più tasse per finanziare la difesa rispetto a minacce esterne non sempre ben identificate. Non c’è dunque da sorprendersi che vengano sollevati dubbi, se non altro sul livello del 5 per cento di spese militari sul pil, che nemmeno gli Stati Uniti attualmente rispettano.
In realtà, impostare il dibattito sulle spese per la difesa in base alla compatibilità con i vincoli di bilancio non consente di prendere in considerazione alcuni aspetti fondamentali del problema cui deve far fronte l’Europa. Il primo è che non è possibile mantenere né rafforzare il sistema di welfare europeo se l’economia non cresce. Senza crescita non ci sono le risorse necessarie per finanziare le spese, nemmeno quelle per mantenere il sistema sociale vigente. Il secondo aspetto è che, in Europa come in qualsiasi altro paese o area del mondo, non può esserci una crescita economica sostenibile senza sicurezza, interna ed esterna. La sicurezza è una condizione essenziale per attrarre gli investimenti reali e immateriali. Ne sono prova le ingenti risorse che ogni anno gli stati e le aziende private investono per proteggersi dai crescenti attacchi cibernetici, provenienti in particolare dalla Russia o dalla Cina. Questa esigenza è ancor più forte in un contesto geopolitico multipolare, dove le grandi potenze difendono i loro interessi, a qualsiasi costo. Il terzo aspetto da tenere in considerazione è che, ci piaccia o meno, gli Stati Uniti non sono più disposti a pagare il prezzo per garantire la difesa dell’Europa, come hanno fatto dal secondo dopoguerra. Pertanto, se nel tempo gli europei non sono pronti a farsi carico direttamente della loro sicurezza, questa verrà meno. L’Europa verrà inevitabilmente percepita come un’area meno sicura. Contrariamente a quanto avviene in tutti gli altri principali paesi e aree geografiche mondiali, a cominciare dagli stessi Stati Uniti e dalla Cina, senza ignorare l’India e il Sud America.
Come ricordato prima, una regione che non si prende cura della propria sicurezza diventa meno attraente, per gli investimenti reali e per quelli finanziari. Senza tali investimenti l’Europa non sarà in grado di sostenere il proprio sistema di welfare. In altre parole, le spese in difesa e in welfare non sono alternative, bensì complementari. Se l’Europa non spende per assicurare la propria difesa non sarà competitiva e non potrà più finanziare il proprio sistema sociale.
La questione non finisce qui. Se l’Europa non è in grado di assicurare la propria sicurezza diventa vulnerabile non solo nei confronti dei potenziali avversari ma anche dei propri alleati, a cominciare dagli Stati Uniti. Lo si è visto chiaramente lo scorso anno, durante il negoziato sui dazi o sulla tassazione delle grandi aziende digitali. La minaccia di non rispettare l’articolo 5 della Nato, che impegna ciascun membro ad intervenire quando un altro è attaccato, è stata ventilata – più o meno esplicitamente – ogniqualvolta l’Europa intendeva adottare ritorsioni nei confronti dei dazi imposti dall’Amministrazione americana. La stessa minaccia è stata usata per indurre i paesi europei a rinnegare l’accordo Ocse sulla tassazione delle multinazionali americane. Per non menzionare la minaccia, mai definitivamente ritratta, di occupare la Groenlandia.
In sintesi, fin quando l’Europa non sarà in grado di difendersi da sola rimarrà fragile, non solo politicamente ma anche economicamente, perché sarà esposta alle azioni discriminatorie altrui, come i dazi, senza poter reagire. Diventerà fragile anche socialmente, perché non potrà più sostenere il proprio modello di welfare. Non è un caso che i paesi europei che hanno la più forte rete di protezione sociale, in particolare quelli nordici, siano proprio quelli che hanno maggiormente aumentato le loro spese in difesa negli ultimi anni. Hanno capito che la cosiddetta scelta tra “burro o cannoni” in realtà non esiste.