Economia
L'analisi •
Nordismo dolce per la crescita: nasce la cabina di regia tra le cinque regioni industriali
Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna avviano un coordinamento stabile sullo sviluppo economico. Oltre le appartenenze politiche, l’obiettivo è rafforzare la competitività del sistema produttivo contro la concorrenza globale e pesare di più in Europa
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Palazzo Lombardia - foto Ansa
La potremmo definire un'iniziativa di "nordismo dolce", senza strappi o intemerate. Alla ricerca, invece, di soluzioni e allargando via via l'arco dei soggetti coinvolti. Protagonisti cinque assessori allo Sviluppo economico delle regioni del Nord a statuto ordinario (Lombardia, Liguria, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna) che si sono riuniti nei giorni scorsi a Milano, su input dei lombardi, e hanno messo giù un itinerario per costruire una cabina di regia permanente. Lo possono fare perché insieme rappresentano più di metà del pil italiano e lo devono fare perché i territori che governano "ribollono" e non solo per le temperature di stagione.
Le cinque regioni e le filiere produttive che ospitano non hanno davanti a sé solo problemi di riorganizzazione e innovazione ma devono far fronte alla tambureggiante concorrenza cinese che mira dritto ad annullare il vantaggio competitivo del nostro capitalismo di territorio (e di nicchia). A rendere ancor più interessante il piccolo summit milanese ci sono le diverse casacche politiche dei cinque assessori: quattro appartengono a giunte di centrodestra (il leghista lombardo Guido Guidesi, il piemontese Andrea Tronzano di Forza Italia, il leghista veneto Massimo Bitonci, il leghista ligure Alessio Piana) e uno al centrosinistra (l'emiliano Vincenzo Colla del Pd). Dunque la convergenza vale certamente sul piano economico ma indica anche qualcosa di nuovo sul piano politico: ad esempio che Lega, Forza Italia e Pd riescono a sedersi attorno a un tavolo e trovare un alfabeto comune. Laddove la lotta politica del momento ruota sulla remigrazione e la nuova legge elettorale esponenti del centrodestra e del centrosinistra guardano ad altro tipo di sfide che presuppongono una regia condivisa.
Siccome nessuno è ingenuo e tantomeno i cinque assessori, è chiaro che ci troviamo di fronte a una riproposizione della questione settentrionale non in chiave meramente identitaria ma legata ai percorsi della crescita economica e della difesa della manifattura del Nord. E questo specie nel travaglio della Lega e della sua leadership qualcosa è destinato a contare. Proprio perché il disegno della cabina di regia è trasversale alle regioni infatti non si è parlato di autonomia ma ci si è in qualche modo collocati già "oltre". Le cinque regioni si considerano infatti parte dell'ecosistema europeo e come controparti – in termini di proposte di legge e soluzioni operative – indicano sia il governo Meloni sia la Commissione europea. Non basta più chiamare alla solidarietà l'europarlamentare eletto nel collegio ma si punta a fare massa critica per contare a Bruxelles.
Dal punto di vista operativo sarà costituita una cabina di regia ed è prevista una riunione dei cinque assessori ogni tre mesi. Visto l'interesse che la riunione ha generato nei giorni immediatamente successivi nei vertici della Confindustria Piemonte si sta aprendo la possibilità che il tavolo delle regioni del Nord sia ampliato in una successiva occasione alle rispettive Confindustrie. Tra i primi discorsi che si sono fatti è venuta fuori l'idea di allargare le Zone semplificate (Zes) innanzitutto alle zone montane del Nord, in difficoltà nel trattenere sul territorio le industrie locali.
Un'altra ipotesi è quella di ragionare sulle finanziarie regionali: hanno ancora senso suddivise così come sono ora o forse varrebbe la pena costruire un unico soggetto che abbia maggiori leve di intervento? Naturalmente un obiettivo di questo tipo presuppone una maturità politica delle regioni in grado di superare campanilismi e duplicazioni. Del resto la crescita è una e non la si può dividere a fette. Specie adesso, come hanno sottolineato gli assessori, che il Pnrr è finito e quindi non ci sono più politiche centrali onnicomprensive.
Tra le riflessioni in corso c'è anche quella di chiedere una moratoria di un anno dei debiti delle Pmi nei confronti delle banche, come fatto già fatto del resto in periodo Covid con risultati tutt'altro che disprezzabili. A rendere "dolce" la nuova iniziativa nordista c'è, infine, un dato politico importante: in primo piano non c'è la contrapposizione con il Sud – che passa anche dentro i singoli partiti – ma la necessità di mettere le cinque regioni in grado di competere con le aree forti dell'Europa come Baviera, Catalogna, Baden-Württemberg, Auvergne-Rhone-Alpes.
