Economia
l'analisi •
La produzione industriale sorprende tutti e offre speranze per la crescita
La produzione sale dello 0,5 per cento su marzo contro una previsione negativa degli addetti ai lavori, e la crisi geopolitica sembra pesare più sui consumi che sugli investimenti. Ma sugli incentivi per software e cloud promessi da Meloni è ancora tutto da vedere
11 GIU 26

Foto ANSA
Bisognerà trovare un sinonimo di sorpresa perché ormai sono più le volte che i dati di produzione industriale dell’Istat spiazzano le previsioni degli analisti, il cosiddetto consensus. Anche ieri è andata così: l’istituto di statistica ha comunicato per aprile una crescita dello 0,5 per cento della produzione contro una previsione addirittura negativa degli addetti ai lavori (-0,1 per cento). La crescita del mese è dovuta ai beni strumentali (+1 per cento) e ai beni intermedi (+0,8 per cento), entrambi segnalati in aumento per il terzo mese di seguito. In flessione, da un trimestre anche in questo caso, l’energia e invece per il quinto mese consecutivo calano i beni di consumo. Questa mappa fa dire a Paolo Mameli, economista del gruppo Intesa Sanpaolo, che “la crisi geopolitica sembra pesare più sui consumi che sugli investimenti, che invece potrebbero continuare a beneficiare degli incentivi fiscali e della spinta dovuta alla transizione tecnologica ed energetica”. Quanto ai consumi va segnalato che non crescono nonostante il carrello della spesa sia sostanzialmente rimasto fermo e che c’è il rischio che gli stessi consumi si contraggano ulteriormente visto che da fine giugno è probabile che far la spesa nella grande distribuzione costerà di più. Per quanto concerne gli investimenti le cronache economiche ci raccontano del veloce incremento dei data center e della crescita degli hub logistici come si segnalano imprese, Leonardo/Enel/Prysmian per fare qualche esempio, che hanno in corso interessanti programmi di spesa. Insomma gli investimenti non sono fermi nonostante i ritardi degli incentivi legati all’iperammortamento.
Ma veniamo in dettaglio ai dati riguardanti i singoli settori della manifattura. C’è un robusto incremento della chimica, addirittura +8,7 per cento mese su mese e un andamento ancora positivo per i mezzi di trasporto (+1,6 per cento mese su mese ma +18,7 anno su anno) e i macchinari. In sofferenza invece sono tessile e abbigliamento, carta ed elettronica. La crescita dei mezzi di trasporto merita un approfondimento perché, secondo alcuni analisti, la chiave della ripresa della produzione industriale sarebbe tutta qui. Del resto i dati Istat collimano con quelli forniti dall’associazione di categoria dell’automotive, l’Anfia, che aveva stimato nel primo trimestre del ‘26 una produzione superiore del 19,1 per cento. In più, a valle del ciclo, si segnala una discreta vivacità del mercato che ha portato, per esempio, Stellantis a vendere nel primo trimestre 120 mila tra vetture e veicoli commerciali con un promettente +9,5 per cento sullo stesso periodo del ‘25. A fronte di questi entusiasmi c’è un caveat però: il ‘25 è stato un anno di crollo vertiginoso della produzione automobilistica e di conseguenza quello in corso sarebbe più un rimbalzo che una vera crescita.
A spiegare i dati positivi della produzione industriale concorre un altro fenomeno che “gonfia” le cifre (e che trova d’accordo nell’analisi Intesa e Csc). Mameli la individua come “la tendenza delle imprese a costituire scorte per evitare problemi di approvvigionamento derivanti dal permanere di un sostanziale blocco dello stretto di Hormuz”. In questo caso ovviamente il supporto che ne sta derivando alla produzione sarebbe solo temporaneo. Scontati tutti questi ragionamenti l’industria dovrebbe comunque dare un contributo positivo al Pil del trimestre in corso a fronte invece di un apporto negativo di costruzioni e servizi. E come conseguenza Intesa Sanpaolo segnala la possibilità di rialzo della sua stima dell’intero Pil 2026 rimasta per ora ancorata allo 0,5 per cento. Nei giorni aveva un certo scalpore la previsione dell’ufficio studi Confcommercio spintasi a prevedere addirittura un +0,9 per cento, mentre per il Centro Studi confindustriale si può parlare di uno +0,7 per cento.
Chiudiamo con il tormentone dell’iperammortamento. La misura di incentivo agli investimenti in beni strumentali e robot è ancora all’esame della Corte dei Conti. Quando la Corte darà semaforo verde arriverà un successivo decreto direttoriale che disporrà l’apertura della piattaforma informatica necessaria alle imprese per registrarsi. Seguiranno apposite FAQ e circolari operative per assicurare l’applicazione della norma. Per quanto riguarda poi l’estensione a software e cloud, promessa da Giorgia Meloni, all’assemblea Confindustria, il Mimit e il Mef stanno lavorando per trovare soluzione normativa e coperture. Auguri e figli maschi.
