Dal freddo ci si può proteggere, ma dal caldo no. La deriva eco-religiosa anti condizionatori

Tra alcuni ambientalisti e leader della sinistra europea si fa strada una crociata contro l'aria condizionata, accusata di alimentare il riscaldamento globale. Ma i dati smentiscono. Più che una scelta climatica, sembra una battaglia ideologica

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Foto Ansa

In Europa c'è chi confonde la battaglia per il clima con quella contro i climatizzatoriIn Italia qualche ambientalista integralista, anche un po' reazionario, dice che l'aria condizionata "per principio sarebbe meglio non usarla mai". In Francia, dove il dibattito è persino più deprimente, e dove i climatizzatori sono molto meno diffusi che in Italia, il leader della sinistra anticapitalista Jean-Luc Mélenchon dice che "non dobbiamo assolutamente installare l'aria condizionata ovunque; ciò non farebbe altro che peggiorare la situazione". L'argomento è che, ovviamente, queste diavolerie moderne usate per rinfrescare l'aria consumano energia elettrica e quindi producono emissioni di CO2, che sono la causa del riscaldamento globale e quindi delle alte temperature future.
Apparentemente si tratta di un ragionamento sensato, ma non lo è affatto. In primo luogo perché i climatizzatori sono responsabili di appena il 4 per cento delle emissioni globali di gas serra e, con molta probabilità, in futuro avranno un peso sempre inferiore. Perché le emissioni di CO2 dipendono dalle fonti fossili usate per la produzione di energia elettrica che, con il progredire della transizione energetica, verranno sempre più ridotte. Già adesso è così. I condizionatori sono accesi nei mesi estivi e soprattutto di giorno, proprio quando l'energia elettrica è prodotta prevalentemente da fonti rinnovabili come il fotovoltaico. Il caso della Francia, poi, è paradossale visto che la produzione di elettricità è dominata dal nucleare e le emissioni sono davvero contenute.
Insomma, si emette molta meno CO2 per raffreddarsi d'estate che per riscaldarsi d'inverno, dato che gli impianti di riscaldamento usano prevalentemente fonti fossili e nei mesi freddi le rinnovabili sono meno performanti. Ma è mai saltato in mente a qualche ambientalista, quando le temperature scendono sotto lo zero, di consigliare alle persone di non accendere i termosifoni? Di mettersi il cappellino di lana e due cappotti in casa piuttosto che accendere la stufa? Eppure le emissioni invernali sono altrettanto responsabili del climate change. E difendersi dall'asfissiante caldo estivo può salvare la vita come ripararsi dal gelido freddo invernale. Perché mai, allora, accendere l'aria condizionata dovrebbe essere immorale?
La motivazione recondita è appunto quella di una religione secolarizzata. Non c'è nulla di razionale. Se il freddo invernale è una condiziona naturale a cui è legittimo opporsi, l'eccessivo caldo estivo è una colpa dell'uomo moderno. Un peccato da espiare. Se secondo una strategia razionale il climatizzatore è uno strumento perfetto per la necessaria strategia di adattamento al riscaldamento globale, per l'ambientalismo teologico è un corruttore delle anime: è lo strumento che il demonio capitalista usa per far continuare a vivere l'umanità nell'errore e nel peccato. Spegnetelo e sudate. Penitenziagite!