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Doppia tassa sui mini-pacchi. Arriva il dazio europeo, viene sospeso quello italiano
Dal primo luglio Bruxelles applica la tassa di tre euro per gli articoli sotto i 150 euro provenienti da fuori Ue. Il governo rinvia a ottobre la tassa nazionale da due euro sulla stessa merce

Foto LaPresse
Arriva il dazio europeo, scompare quello italiano. Dal primo luglio Bruxelles applicherà un prelievo da tre euro sui piccoli pacchi che arrivano da fuori Ue, mentre il governo italiano ha sospeso fino al primo ottobre il balzello nazionale da due euro previsto dalla manovra. In questo modo viene evitato il raddoppio immediato su prodotti che spesso valgono pochi euro e arrivano direttamente ai consumatori attraverso le grandi piattaforme dell’e-commerce.
La Commissione europea procede con l’abolizione della soglia che finora ha esentato dai dazi doganali gli invii sotto i 150 euro. Il dazio sarà temporaneo e resterà in vigore fino al primo luglio 2028. In seguito, con l’entrata a regime dello Eu Customs Data Hub, si applicheranno i balzelli previsti per ogni singola merce. Il prelievo da tre euro scatterà per articolo: un ordine con tre prodotti sotto i 150 euro potrà quindi generare nove euro di dazio. Nella maggior parte dei casi il pagamento ricadrà sulla piattaforma, sul venditore o su un altro operatore coinvolto nella vendita e nel trasporto. Il consumatore non sarà chiamato direttamente al versamento, anche se il costo potrà facilmente essere scaricato nei prezzi finali.
Bruxelles presenta la misura come utile per la parità concorrenziale e il controllo. Le imprese europee vendono rispettando regole fiscali, doganali e di sicurezza che invece sono difficili da verificare in molti prodotti importati tramite mini-spedizioni. Secondo i dati della Commissione, nel 2025 sono entrati nell’Ue circa 5,9 miliardi di articoli in pacchi di basso valore provenienti da paesi extra Ue. Sono oltre 16 milioni al giorno. Rappresentano il 97 per cento degli articoli importati nell’Unione, pur pesando solo per il due per cento del valore complessivo delle importazioni. Oltre il 90 per cento arriva dalla Cina.
Il tema riguarda anche la sicurezza dei prodotti. Sempre secondo Bruxelles, oltre il 60 per cento degli articoli importati nel 2025 attraverso questi canali risultava fuori linea rispetto agli standard europei, in particolare in settori come giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori alimentari. A questa misura seguirà una tassa di gestione doganale, la cosiddetta handling fee, collegata al nuovo codice doganale europeo. L’entrata in vigore è attesa tra ottobre e novembre. L’importo non è ancora stato fissato dalla legge, ma dovrebbe essere di circa tre euro. La funzione sarà diversa dal dazio: servirà a compensare i costi sostenuti dalle autorità doganali per gestire il flusso crescente di piccoli invii.
In Italia il governo ha intanto evitato la sovrapposizione del dazio europeo con la mini-tassa nazionale da due euro sui pacchi sotto i 150 euro. Il prelievo, previsto dalla legge di Bilancio 2026 e già rinviato una volta, sarebbe dovuto partire nello stesso giorno del dazio europeo. Il decreto Infrastrutture-Pnrr, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 26 giugno, ne ha sospeso l’entrata in vigore fino al primo ottobre.
La sospensione arriva dopo il pressing delle associazioni di categoria. Il timore era un doppio prelievo sugli stessi prodotti e una nuova spinta allo spostamento degli sdoganamenti verso altri paesi europei. Secondo gli operatori, il solo annuncio della tassa italiana aveva già prodotto un trasferimento di volumi verso Stati membri senza un’imposta analoga, in particolare Belgio, Paesi Bassi e Ungheria, con successivo trasporto via terra delle merci verso l’Italia. Nei primi due mesi dell’anno, prima del precedente rinvio, il traffico avrebbe registrato un calo del 50 per cento.
