Perché il caldo non ferma il nucleare (nonostante il caso francese)

Il calore può ridurre temporaneamente la produzione di alcune centrali nucleari fluviali, come accaduto oltralpe. Ma il problema riguarda il raffreddamento e può essere gestito con progettazione, torri evaporative e siti costieri. Le rinnovabili soffrono molto di più le condizioni meteo estreme ma non per questo non vale la pena installarle 

25 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 16:38
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Foto Ansa

Ogni estate, puntuale come la canicola, riecheggia il ritornello: le centrali nucleari col caldo non funzionano. Ma è proprio così? Cominciamo col dire che tutte le centrali termoelettriche (a carbone, a gas, nucleari, geotermiche, solari termodinamiche), hanno bisogno di condensare il vapore all’uscita della turbina. E serve acqua, prelevata da un fiume o dal mare, che viene restituita per intero, leggermente riscaldata. Questa modalità a ciclo aperto, in assenza di abbondante acqua, può essere sostituita da torri evaporative, che ne richiedono molta meno e che in piccola percentuale evapora.
Cosa c’entra allora la canicola con il funzionamento di una centrale nucleare? In questi giorni in Francia e non solo fa molto caldo. Delle 18 centrali francesi (57 reattori in tutto), cinque sono sulla costa e utilizzano acqua marina. Le altre 13 sono lungo i grandi fiumi (Rodano, Loira, Garonna, Senna, Mosa). Tuttavia, se la temperatura del fiume è già alta per le particolari condizioni ambientali, le autorità possono prescrivere di ridurre la potenza generata, in modo da ridurre in proporzione l’aumento di temperatura dell’acqua allo scarico, sino al caso limite di richiedere la fermata completa, in casi eccezionali, per non alterare l’ecosistema fluviale.
Il 23 giugno è stata perciò prescritta la riduzione della potenza in sette reattori, lungo il Rodano e la Senna, e due reattori sono stati fermati sulla Garonna, poiché la temperatura a monte della centrale era di 28 gradi, soglia considerata invalicabile. Il risultato è stato una riduzione della potenza nucleare del 5 per cento, secondo Rte, il gestore di rete francese. Poiché sinora il fenomeno ha riguardato pochi giorni all’anno, i gestori non ritengono conveniente modificare il sistema di raffreddamento per aumentare la portata dell’acqua prelevata o per passare a un sistema ibrido con torri evaporative, come già avviene in altri paesi europei.
La questione riguarderà anche le future centrali nucleari italiane? Molto poco. Perché la maggior parte di esse saranno sulla costa e lungo il Po e sapremo progettare correttamente l’impianto di raffreddamento, come già 50 anni fa (a Caorso l’acqua veniva restituita “riscaldata” di tre gradi) in modo che sia adatto alle nuove condizioni climatiche. Anche questo è adattamento.
Va detto infine che le condizioni meteo avverse impattano molto di più sulle fonti rinnovabili. Nei primi cinque mesi di quest’anno la produzione idroelettrica nazionale è stata il 30 per cento in meno dei primi cinque mesi 2024. E mentre scriviamo (25 giugno, alle ore 13:00) la domanda elettrica italiana è al valore record di 57,5 GW (a causa dei condizionatori a manetta), mentre il vento è scarsissimo e gli impianti eolici stanno producendo appena 1,1 GW (l’8 per cento della potenza installata) e i 46 GW fotovoltaici poco più della metà della potenza installata. Fortuna che i tanto bistrattati reattori francesi ci stanno fornendo (direttamente e via Svizzera) ben 6 GW. Se no sai che caldo in quest’ufficio e nelle nostre case!
Giuseppe Zollino,
responsabile Energia di Azione