Non si vive solo di rinnovabili. Produrle “a qualsiasi costo” è autolesionismo

Le rinnovabili sono necessarie, ma vanno fatte dove servono, quando servono, a prezzi accettabili e nella quantità giusta. Poi occorre scegliere con quale fonte energetica garantire quella parte che non può essere coperta dalle rinnovabili. Le alternative sono solo due: gas o nucleare

13 GIU 26
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Veramente in Italia dobbiamo fare quante più rinnovabili possibili e a qualsiasi costo? O occorrerebbe incominciare a fare qualche distinguo? Per esempio, che senso ha citare le richieste di allaccio in Sicilia per più di 70.000 MW? Che ce ne facciamo, in Sicilia, di 70.000 MW, il megawatt come sapete misura la potenza elettrica disponibile o richiesta in un dato momento, quando la punta di richiesta di energia elettrica è intorno ai 2.500 MW e la capacità di esportazione verso la terraferma, anche con i nuovi elettrodotti, non sarà superiore ai 4.000 MW? Realizziamo rinnovabili per esportare energia elettrica in Tunisia? E lo stesso discorso si può fare per diverse regioni meridionali. Il fatto che in alcune regioni, in questa stagione, i prezzi scendano a zero in molte ore della giornata ci segnala un fatto preciso: in quelle ore vi è un eccesso di offerta e Terna è costretta a tagliare una buona parte della produzione rinnovabile per evitare di mettere in crisi la rete elettrica. Produzione tagliata, quindi, ma comunque remunerata in bolletta. Le batterie previste ridurranno il problema, accumulando l’energia in eccesso per reimmetterla nelle ore con prezzi più alti e minore offerta di rinnovabili, tipicamente la mattina presto e la sera. Ma rappresentano un costo che si aggiunge agli oneri già alti in bolletta. E non risolvono un altro problema: quello della riserva per periodi più lunghi, quando le condizioni meteorologiche riducono o azzerano la produzione solare anche per diversi giorni di fila. Un recente studio del Politecnico di Milano analizza, per esempio, il 2024, quando abbiamo avuto 14 giorni consecutivi di scarsissima produzione solare ed eolica. Se dovessimo garantire la riserva solo con le batterie, per un periodo così lungo, per un totale di 17.000 GWh, dovremmo investire, in uno scenario 100 per cento rinnovabili, qualcosa come 1.400 miliardi. Una cifra evidentemente insostenibile.
Quindi abbiamo bisogno di un mix equilibrato tra fonti intermittenti e fonti programmabili e continue, e dobbiamo deciderlo oggi per non ripetere errori, e sprechi, che abbiamo già fatto. Sempre Terna evidenzia come, oltre un certo livello di penetrazione delle rinnovabili, i prezzi, anziché diminuire, esplodano a causa di tutte le spese accessorie necessarie: batterie, connessioni, tagli di produzione comunque remunerati. La prima cosa da decidere, quindi, è il mix desiderabile tra fonti rinnovabili ma intermittenti e fonti programmabili e continue. Ogni combinazione percentuale tra le une e le altre presenta costi diversi e profili di rischio che vanno analizzati a fondo. Una seconda correzione potrebbe essere quella di autorizzare solo impianti rinnovabili “a mercato”, ponendo a carico degli investitori la responsabilità di collocare gli impianti, magari associati a batterie, solo nelle zone in cui la loro produzione è necessaria e competitiva. Le rinnovabili sono quindi necessarie, anche perché i consumi elettrici sono destinati a crescere, ma vanno fatte dove servono, quando servono, a prezzi accettabili e nella quantità giusta. Poi occorre scegliere con quale fonte energetica garantire quella parte che non può essere coperta dalle rinnovabili. Le alternative sono solo due: gas o nucleare. Il governo ha fatto la sua scelta e sarebbe veramente strano se i sostenitori della transizione a ogni costo non scegliessero la soluzione a zero emissioni.