Economia
l'intervista •
"Lagarde è di nuovo in ritardo nella lotta all'inflazione". Parla Franco Bruni (Bocconi-Ispi)
L’economista critica la prudenza di Francoforte: il rialzo di 25 punti base non basta se lo choc energetico trova mercati pieni di liquidità e aspettative sull'inflazione ancora troppo incerte. Il colloquio
12 GIU 26

Christine Lagarde (foto Ansa)
Mentre in Europa la Bce ha dato il fischio di inizio a una politica monetaria più restrittiva, negli Stati Uniti la Fed continua a eludere il tema tassi che sa essere un punto sensibile per l’amministrazione di Donald Trump che si avvia alle elezioni di midterm. Questo, almeno, è il quadro in apparenza. In realtà, secondo Franco Bruni, economista dell’Università Bocconi e vice presidente dell’Ispi, “la Bce è ancora una volta in ritardo nella lotta all’inflazione. La presidente Lagarde ha detto che vuole riportare il livello dei prezzi all’obiettivo del 2 per cento, ma ha persistito in questo assurdo approccio di dipendenza dai dati che già in generale rende poco chiara la politica monetaria della Bce e in questo particolare contesto internazionale, con l’aumento dei beni energetici che continua a spingere i prezzi, tiene troppo aperti gli scenari e non ancora le aspettative”.
Cosa doveva fare secondo lei? “Dire in modo chiaro, ad esempio, che entro la fine di quest’anno l’inflazione sarà stroncata oppure che ci saranno tanti rialzi dei tassi quanti saranno necessari per riportare l’inflazione al 2 per cento in un determinato lasso di tempo. Insomma, un aumento dello 0,25 per cento mi sembra una decisione troppo timida e anche tardiva di fronte a una corsa dell’inflazione degli ultimi due mesi”. Il problema è che già con questo lieve rialzo dei tassi la mazzata arriverà ai consumatori. La Fabi (la Federazione autonoma dei bancari) calcola che i mutui a tasso variabile si porteranno al 4 per cento e che ci sarà un impatto anche sul credito al consumo. Senza contare che sul mercato si scommette su altri due rialzi della Bce per la fine del 2026. “Si scommette, appunto, perché nessuno lo sa e le aspettative non vengono ancorate come si fa di solito proprio per consentire una pianificazione corretta delle spese delle famiglie e degli investimenti delle imprese”.
Secondo l’economista, la Bce sta ripetendo l’errore del 2022, quando, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’inflazione europea galoppò indisturbata oltre il 10 per cento. Ma siamo lontani da quei livelli, non crede? “Bisogna considerare le condizioni di fondo in cui ci troviamo. C’è un eccesso di liquidità sui mercati, che sta alimentando anche qualche bolla speculativa. Questo si verifica sia in Europa che negli Stati Uniti e rappresenta il terreno più favorevole per fare correre l’inflazione non appena si verifica uno choc, come quello della chiusura dello Stretto di Hormuz. Nessuno ne parla, ma quello che andrebbe fatto al più presto è una misura strutturale e cioè ridurre la quantità dei titoli depositati dal sistema bancario presso le banche centrali perché questo crea una distorsione. Tra l’altro, quando aumenta il tasso ufficiale, aumenta anche il margine di interesse incassato dagli istituti di credito”.
Per la verità, la riduzione del bilancio della Fed è esattamente quello che il neo presidente, Kevin Warsh, ha detto di voler fare mentre non parla della lotta all’inflazione. “Warsh fa bene se agisce sulla liquidità, anche se credo che non potrà evitare a lungo la stretta monetaria e lo sa perfettamente sia lui che Trump. Credo che la Fed stia spostando il suo obiettivo verso la deregulation finanziaria. E’ questo che interessa veramente alla Casa Bianca, che si rassegnerà ad accettare qualche aumento dei tassi”. In ogni caso, Warsh debutterà la prossima settimana con la sua prima riunione e i dati non giocano a suo favore. Sono in forte aumento sia i prezzi dei beni di consumo che quelli all’ingrosso e alcuni analisti cominciano a temere che la Fed possa restare indietro rispetto alla corsa dell’inflazione. Secondo George Brown, senior economist di Schroders, i prezzi dell’energia rischiano di andare fuori controllo mentre la contestuale forte crescita dell’occupazione, suggerisce, a suo avviso, che l’economia americana stia ancora viaggiando a pieno regime, aumentando il rischio che l’inflazione si radichi anziché di svanire. In vista della prossima riunione della Fed, la domanda è se questa possa mantenere i tassi invariati senza commettere un clamoroso passo falso. “Warsh – osserva Brown – dovrà convincere i mercati che la Fed rimane impegnata a garantire la stabilità dei prezzi. Se mostrerà un atteggiamento più accomodante, i mercati potrebbero iniziare a mettere in dubbio tale impegno, spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury”. E non sarebbe certo un debutto ideale.