Economia
La mossa di Francoforte •
La Bce rompe gli indugi e alza i tassi di 25 punti base
Il rialzo era atteso dai mercati. Sulla decisione ha pesato l’inflazione dell’eurozona, risalita a maggio al 3,2 per cento soprattutto per il caro energia (+10,9 per cento), legato al conflitto nel Golfo

Particolare dell'Eurotower a Francoforte (foto LaPresse)
Non c’era molta suspense sulle scelte di politica monetaria dell’Eurozona. Così, oggi, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di alzare di 25 punti base i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi sale al 2,25 per cento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40 per cento, e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento.
I mercati lo davano per certo. Infatti, alla vigilia il rialzo era prezzato al 100 per cento, e gli stessi mercati prevedono la possibilità di un’altra stretta sui tassi, dopo quella odierna, entro la fine del 2026.
Quello di oggi è il primo rialzo dal settembre del 2023, e quello chiude la finestra di attesa aperta ad aprile, quando la Bce aveva lasciato i tassi invariati riservandosi la possibilità di valutare l’impatto e la persistenza dello choc energetico legato alla guerra in medio oriente. Anche la recente esperienza del 2022 ha avuto un peso sulla decisione: quattro anni fa la Bce considerò temporaneo il rincaro dell’energia seguito all’invasione russa dell’Ucraina, e poi vide l’inflazione salire sopra il 10 per cento. Ma stavolta anche le colombe del Consiglio, dal governatore maltese Alexander Demarco all'italiano Fabio Panetta, avevano riconosciuto nelle scorse settimane le ragioni di una “ricalibrazione” della politica monetaria, pur senza impegnarsi in un percorso predefinito.
Così, a spingere la decisione del Consiglio, sono stati anche i dati di maggio e le proiezioni interne per il prossimo futuro. L’inflazione dell’eurozona è risalita al 3,2 per cento, il livello più alto dal settembre 2023, spinta soprattutto dall’energia, aumentata del 10,9 per cento dopo il balzo del Brent provocato dalle interruzioni nello Stretto di Hormuz. A preoccupare è stata anche la componente di fondo: l’inflazione core, al netto di alimentari ed energia, è salita dal 2,2 al 2,5 per cento, mentre quella dei servizi è passata dal 3,0 al 3,5. Un segnale che l'aumento dei prezzi non resta confinato ai prezzi dell’energia, ma comincia a propagarsi al resto dell’economia.
Nel corso della conferenza stampa, la presidente della Bce Christine Lagarde ha ribadito che le decisioni future saranno “data-dependent”, e che non vi è, per il momento, un percorso prestabilito riguardo le future scelte di politica monetaria. Piuttusto, si deciderà incontro (del Consiglio direttivo) per incontro. Poi ha aggiunto: “Questo aumento dei tassi di interesse non e' stato una misura di salvaguardia, bensi' una diretta conseguenza della guerra con l'Iran. Non avevamo altra scelta – ha detto la presidente. L'economia dell'area euro, al netto di una caduta temporanea dell’Irlanda, è cresciuta nel I trimestre del 2026, sostenuta dalla domanda interna e dalle esportazioni. Il mercato del lavoro appare resiliente e finora il settore manifatturiero ha tenuto, in parte perché le imprese hanno accumulato scorte per far fronte alle pressioni sulle catene di approvvigionamento”.
Rispetto al futuro, l’inflazione, secondo le stime, è prevista intorno alla media del 3 per cento nel 2026, su una media del 2,3 per cento nel 2027, per poi nel 2028 in linea con il target del 2 per cento. La guerra del Golfo, il cui impatto definitivo è ancora incerto, sta sicuramente generando una pressione inflazionistica, con rischi al ribasso per la crescita economica dell’Eurozona, mentre non ci sono a riguardo “minacce gravi” – ha spiegato Lagarde. Conseguentemente, per l’Italia, l’insieme di questi fattori continuenerebbe a erodere sia le prospettive per una ripresa della crescita, sia i livelli dei salari reali, ancora sotto i livelli del 2020-2021 dell’8 per cento circa.