Economia
La decisione •
La Bce rialza i tassi d’interesse. Lagarde: “Unica scelta possibile”
Francoforte alza i tassi mentre l'economia rallenta, e lo fa all'unanimità. Una decisione che le proiezioni descrivono come "robusta per un'ampia gamma di scenari". Non sarà un aumento di 25 o 50 punti base a frenare la crescita europea che invece resta un problema politico, di riforme mancate e di potenziale non sfruttato
12 GIU 26

Non capita spesso che una Banca centrale alzi i tassi mentre l’economia rallenta, e ancora meno spesso che lo faccia all’unanimità. Eppure non c’era molta suspense sulle scelte di politica monetaria dell’Eurozona. Così, ieri, la Bce è stata la prima banca centrale del G7 a rispondere allo choc petrolifero della guerra nel Golfo con un rialzo di 25 punti base sui tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi sale al 2,25 per cento, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento. E’ il primo aumento dal settembre 2023 e il caso ha voluto che sia stato deciso dopo una notte di raid americani e rappresaglie iraniane, quella tra mercoledì e giovedì. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha rivendicato la decisione: “Contrariamente a quanto riportato da alcuni media, questo aumento dei tassi non è stato una misura di salvaguardia, bensì una diretta conseguenza della guerra con l’Iran. Non c’era altra scelta”.
La scelta in realtà c’era, ed era tra due rischi. Con l’inflazione di maggio al 3,2 per cento, la componente di fondo al 2,5 (al netto dei beni più volatili, come quelli energetici ed alimentari), e le aspettative a breve termine ben sopra i livelli precedenti la guerra, Francoforte poteva “guardare attraverso” lo choc, come fece nel 2021-22 quando giudicò transitorio il caro energia, per poi ritrovarsi l’inflazione oltre il 10 per cento. Oppure si poteva agire subito. Il Consiglio direttivo della Bce ha giudicato il primo rischio più grande del secondo: “Non c’è stata alcuna discussione su altre opzioni”, ha detto Lagarde. Nemmeno le colombe, dal maltese Alexander Demarco all’italiano Fabio Panetta, hanno chiesto di aspettare (il governatore della Banca d’Italia già nelle Considerazioni finali aveva fatto capire che si sarebbe andari in questa direzione).
Lagarde, a chi domandava se fosse l’inizio di un nuovo ciclo di strette, ha risposto: “Il pubblico potrebbe trovare difficile comprendere una funzione di reazione che non viene applicata”. Perché una banca centrale che predica la stabilità dei prezzi e poi non agisce quando i prezzi salgono, può perdere di credibilità. Le proiezioni pubblicate ieri, a margine della conferenza stampa, spiegano però perché questo non è un caso simile a quello del 2022. Allora lo choc colpì insieme petrolio, gas ed elettricità, e l’economia dell’Eurozona usciva dalla pandemia con consumi compressi e domanda in piena ripresa. Oggi, scrivono gli economisti della Bce, lo choc è di dimensioni minori, concentrato sul greggio, i salari europei sono in rallentamento e la dimensione delle strozzature alle forniture non è quella di allora.
Nello scenario di base della Bce, quello non estremamente negativo e che ha incorporato il rialzo di ieri, l’inflazione media dovrebbe salire al 3 per cento quest’anno, con un picco al 3,4 in estate, per scendere poi al 2,3 nel 2027 e tornare al target del 2 per cento nel 2028. Sempre nello stesso scenario, la crescita è prevista dello 0,8 per cento per il 2026. Dunque, una prospettiva non drammatica. Ma a giustificare il rialzo è stato soprattutto uno dei due scenari alternativi incorporati nelle proiezioni: quello severo. Qui, il petrolio raggiungerebbe i 166 dollari al barile e il prezzo del gas raddoppierebbbe, portando l’inflazione al 5,3 per cento nel 2027. Accanto allo quello severo, lo staff ha pubblicato anche quello mite, con il petrolio a 88 dollari al barile e inflazione all’1,8 per cento già nel 2027, sotto il target. In ogni caso la Bce ha deciso per rialzo, complice sia la consapevolezza che questa fosse “l’unica scelta disponibile”, sia che la decisione possa essere “robusta per un’ampia gamma di scenari”.
Fonti del Mef hanno fatto trapelare che il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, durante la riunione dell’Eurogruppo tenutosi ieri a Lussemburgo, ha auspicato che non vi siano ulteriori rialzi. Eppure la stretta di ieri va maneggiata con le proporzioni giuste: il tasso sui depositi resta dentro la forchetta che lo staff della Bce considera neutrale (il livello che né stimola né frena l’economia).
Per questo non saranno 25 punti base, e nemmeno 50 se la Bce dovesse alzare di nuovo, a decidere il destino della crescita europea. Crescita che invece resta un problema politico, di riforme mancate e di potenziale non sfruttato, come la stessa Lagarde ha ricordato invocando il completamento dell’Unione di risparmi e investimenti. Appuntamento al 23 luglio, alla prossima riunione del Consiglio direttivo della Bce.
