Economia
Tariffe e sussidi •
Pagare l’elettricità a prezzo di mercato è diventato un miraggio
La liberalizzazione doveva separare mercato e politica. Invece la bolletta è diventata il treno più puntuale su cui caricare ogni vagone: incentivi alle rinnovabili, sconti industriali, oneri di sicurezza, bonus sociali e perfino il canone tv. Se qualcuno paga meno perché agevolato, qualcun altro paga di più
30 MAG 26

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Prima della riforma Bersani, che portò alla privatizzazione dell’Enel e all’apertura del mercato elettrico, le tariffe elettriche venivano decise dal governo. L’Enel le applicava, le incassava e, quando non erano sufficienti, faceva debito, che veniva facilmente concesso visto che, prima o poi, sarebbe stato ripagato. Le inefficienze erano altissime, visto il pagamento a piè di lista tramite tariffe. Con la riforma del 1999, nota come decreto Bersani, si crea concorrenza nella produzione di energia elettrica, il suo prezzo all’ingrosso viene determinato dalla borsa elettrica e la vendita viene liberalizzata. Inoltre, l’Autorità competente determina le tariffe per le attività in monopolio naturale, soprattutto il trasporto.
Ma già in passato, spesso a carico della bolletta elettrica, un treno che arriva sempre puntuale e che non esenta nessuno dal pagamento del biglietto, pena il distacco del servizio, la tentazione di attaccarci qualche vagone extra era forte. Il caso più importante fu quello del CIP 6, un’aggiunta tariffaria che ripagava l’energia prodotta dai privati per supplire alle difficoltà dell’Enel nel realizzare nuove centrali. Si pensava che, con l’introduzione di meccanismi concorrenziali, tutto questo fosse finito. Ma, al contrario, le tentazioni della politica di mettere le mani su quel treno sempre puntuale e aggiungere vagoni si sono moltiplicate.
Il CIP 6 si è esaurito, ma è stato più che sostituito con gli incentivi concessi prima ai certificati verdi e a quelli bianchi, poi con i cinque conti energia, che hanno generosamente remunerato gli investimenti nelle rinnovabili. Per finire con i contratti per differenza, con cui viene garantito ai produttori rinnovabili un prezzo sicuro per i prossimi vent’anni per tutta l’energia prodotta, che serva o che non serva. Poi si è intervenuti varie volte con la concessione di bonus sociali per i più bisognosi e, dall’altro lato, con la tassazione dei cosiddetti extraprofitti, qualsiasi cosa significhi questa espressione.
Un vagone lo ha attaccato anche l’Unione europea con l’Ets, che ha artificialmente aumentato il costo del gas e del carbone. Per tenere un po’ più basso il costo dell’energia per gli energivori vi è il criterio dell’interrompibilità: paghi meno se mi dai la possibilità di interromperti la fornitura in caso di crisi. Poi ci sono l’interconnector, con agevolazioni pluriennali in cambio della realizzazione di nuovi elettrodotti, e più recentemente l’energy release, un altro sconto con l’impegno, per chi ne gode, di realizzare nuovi impianti rinnovabili. Poi ci sono gli sconti alle Ferrovie, il più importante consumatore di elettricità.
In particolari momenti di crisi, come durante la guerra in Ucraina, si è intervenuti con rimborsi e sconti per categorie varie. Per fare fronte all’imprevedibilità delle rinnovabili si è dovuto introdurre il capacity market, realizzare investimenti consistenti in reti elettriche e, più recentemente, finanziare la realizzazione di batterie. La sicurezza energetica fa sì che si remunerino impianti “essenziali” che altrimenti uscirebbero dal mercato. Una voce tariffaria serve per compensare il “rischio insoluti”. E, ciliegina sulla torta, Renzi ci ha messo anche il pagamento del canone della televisione. E tutte queste voci impattano sulla bolletta in modo vario.
Poi ci sono gli interventi extra bolletta, ma che producono effetti sul mercato elettrico. Per esempio, i contributi concessi per realizzare interventi vari con il Pnrr, i contributi a fondo perduto concessi agli agricoltori per realizzare impianti fotovoltaici e la vera e propria manna del Superbonus 110. Naturalmente, se qualcuno paga di meno perché agevolato, qualcuno paga di più per compensare. Incluso il debito pubblico. Insomma, trovare un consumatore di elettricità che paghi a prezzo di mercato e basta è diventato un esercizio quasi impossibile.