Economia
un colpo per il manifatturiero •
L’appello di Confartigianato per far fronte comune sulla fase due dei dazi
L'impatto della stretta statunitense su alcuni comparti simbolo dell’economia italiana e la necessità di un’azione condivisa da parte del sistema paese. “Il made in Italy a vocazione artigiana non può essere lasciato solo”, dice il presidente Granelli
30 MAG 26

Foto ANSA
I dazi imposti dagli Stati Uniti hanno prodotto effetti pesanti sulle piccole e medie imprese italiane. Secondo un’analisi di Confartigianato, tra agosto 2025 e marzo 2026 l’export verso il mercato Usa nei settori a maggiore presenza di Pmi ha subito una contrazione del 10,4 per cento. Un duro colpo per il cuore del manifatturiero made in Italy, che fino all’estate del 2025 mostrava ancora segnali di crescita. L’introduzione delle tariffe doganali da parte di Washington ha invece invertito bruscamente la tendenza, colpendo in particolare alcuni comparti simbolo dell’economia italiana.
Tra i settori più penalizzati spicca l’arredamento, che registra un crollo del 16,2 per cento, mentre si salva soltanto il comparto del legno grezzo, in lieve crescita dell’1,8 per cento. Pesante anche la flessione di alimentari e bevande, che perdono il 16 per cento delle esportazioni verso gli Stati Uniti. In difficoltà anche il macro-settore che comprende gioielleria, occhialeria, articoli sportivi e giochi, in calo dell’8,4 per cento.
Più contenuta, ma comunque significativa, la frenata del comparto moda, che segna una riduzione media del 2,3 per cento. All’interno della filiera emergono però dinamiche differenti: soffrono il tessile (-10,3 per cento) e l’abbigliamento (-4,3 per cento), mentre resistono pelli e calzature, in lieve crescita dell’1 per cento. In diminuzione anche le vendite dei prodotti in metallo, che arretrano del 5,7 per cento.
L’impatto dei dazi varia sensibilmente anche sul piano territoriale. Tra le principali regioni manifatturiere italiane, Lombardia e Veneto accusano le perdite più consistenti, con un calo dell’export verso gli Usa rispettivamente del 10,4 per cento e del 4,1 per cento. Segnali positivi arrivano invece dall’Emilia-Romagna, che chiude con un incremento del 2,6 per cento, e soprattutto dalla Toscana, che mette a segno una crescita del 10,6 per cento.
Secondo il presidente di Confartigianato Marco Granelli, il rallentamento dell’export italiano negli Stati Uniti è il risultato di tre fattori concomitanti: “L’impatto diretto dei dazi, il rallentamento del commercio globale e un ‘dazio implicito’ determinato dal cambio”. Tra agosto 2025 e marzo 2026, infatti, il dollaro si è svalutato mediamente del 9 per cento rispetto all’euro, riducendo la competitività di prezzo delle produzioni italiane sul mercato americano.
Granelli parla di una “tempesta perfetta”, aggravata anche dalle tensioni energetiche legate alla crisi del Golfo, e chiede un intervento coordinato a sostegno delle imprese. “Il made in Italy a vocazione artigiana rappresenta un patrimonio di flessibilità e qualità che non può essere lasciato solo”, sottolinea il presidente di Confartigianato, indicando la necessità di misure di accompagnamento, incentivi per la diversificazione dei mercati esteri e un sostegno mirato alle Pmi delle filiere manifatturiere.
Da Confartigianato arriva infine un appello a un’azione condivisa da parte del sistema paese, con il coinvolgimento del governo e degli enti per l’internazionalizzazione come Ice, Simest, Sace e Cassa Depositi e Prestiti, per aiutare le imprese italiane a fronteggiare una fase economica sempre più complessa e competitiva.